Scricchiolii. Chi salvaguarda il territorio a Sezano di Valpantena?

Ogni anno ormai, nel periodo delle piogge, succedono allagamenti, frane e smottamenti, con il seguito di morti e distruzioni. Lo vediamo in televisione. Ci sembrano eventi lontani.

Ci chiediamo: possono succedere fatti del genere a Verona? I più rispondono ‘no’. Ma è vero?

Ci limitiamo alla Valpantena e a Borgo Venezia.

Una decina d’anni fa, in più occasioni sono stato invitato a Sezano, piccola frazione ai piedi della montagna, in giorni di normale pioggia. Sono tornato alcune volte.

Impressiona vedere una delle strade principali, ai cui lati ci sono antiche mura, che diventa torrente. Impressiona ancora di più vedere i tombini saltare in aria, spinti dall’acqua che sorge dalla terra. Impressiona sentire quanto affermano i residenti: qualche decennio fa questi fatti non succedevano: le prognelle, piccoli torrenti naturali costruiti dall’acqua stessa, raccoglievano le acque piovane e le portavano verso il progno che scorre a valle. Negli ultimi decenni queste prognelle sono sparite: sul loro letto sono state costruite case e l’acqua va a finire dove può: in buona parte sulla strada che scende dalle montagne. Il progno poi è un immondezzaio, non in grado di far defluire l’acqua. Basta perciò una pioggia normale per creare allagamenti e disagi.

Novembre 2012. Una normale pioggia d’autunno e a Sezano arrivano le cosiddette ‘bombe d’acqua’. Subito il paese è a rischio. Una residente: “L’acqua prende velocità e trascina con sè ghiaia. Per strada si formano alti fiumi di fango”. Urge mettere a posto il territorio per trattenere la ghiaia?

Difficile da capire? No. Me l’uomo non vuol capire; preferisce guadagnare, avere vantaggi immediati. Fa finta di non pensare a quel che può succedere. Se succede qualcuno ci penserà.

Il disastro è successo, per portare un solo esempio, alle Cinque Terre, in Liguria. Ci sono stato alcune volte e ho parlato con alcuni residenti. Mi hanno raccontato dell’aumento vertiginoso di costruzioni, della foga di far soldi. Si è costruito in quasi tutti gli spazi liberi, anche nel greto dei torrenti. A causa del disastro molti hanno pianto. Troppi, anche di fronte a questi fatti, come al terremoto di L’Aquila, ridono e si allietano per i nuovi lavori e i nuovi soldi a disposizione: chiudono gli occhi; vanno avanti; fanno soldi.

Tito Brunelli

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Archiviato in Riflessioni, Verona che non cambia

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