Scricchiolii? No. La casta Tosi traballa nelle vicende di AGEC (3)

Fine ottobre 2012. Il presidente chiede le dimissioni del direttore. Il CdA, al gran completo, dimissiona il presidente. Con una lettera i 4 membri del CdA chiedono al Sindaco di revocare l’incarico al presidente Croce. Giornata senza precedenti nella storia politica di Verona.

* Croce denuncia “gravi anomalie” nel funzionamento dell’azienda e chiede le dimissioni di Tartaglia che, per impedirgli di scoprire ulteriori “anomalie”, ha emanato un nuovo regolamento e si sono cambiate le serrature di decine di uffici. Croce: “Ho presentato otto richieste di documenti relativi ad appalti, a assunzioni di personale, a emolumenti percepiti e alla redditività del patrimonio aziendale. Si vuole impedire al Presidente di controllare la gestione aziendale. Il direttore Tartaglia, il 23 ottobre, mi ha annunciato che si sarebbe dimesso. Chiedo che le dimissioni siano rese immediatamente esecutive. Ho infatti verificato anomalie gravi nella gestione dell’azienda”.

* In serata: i 4 membri del CdA chiedono al Sindaco la revoca del mandato a Croce. Lo accusano di aver mentito sulla vicenda dei 33.000 euro per l’ufficio. Croce, infatti, si era rivolto a una ditta di sua fiducia, non iscritta all’Albo dei fornitori (quindi non poteva lavorare per l’azienda). A lavori iniziati, ha rinviato l’ordinativo per consentire a quella ditta di iscriversi in fretta all’Albo. Altre 4 o 5 ditte confermano di aver trattato col Presidente su prezzi e sconti di lavori e di arredi per il suo ufficio”. Il CdA conclude che “la richiesta di revocare l’incarico è indipendente dal fatto che Croce paghi o meno la cifra, vista la gravità della situazione che ha creato”.

* Croce cerca sostegno nel PdL. La guerra sembra destinata a finire davanti alla Magistratura ordinaria e contabile: le minacce di querela sono numerose. I risvolti politici sono innumerevoli.

Un precedente significativo.

Maggio 2011: assemblea generale di Cattolica Assicurazioni. E’ in corsa una lista alternativa alla dirigenza. Un paio di mesi prima dell’assemblea sono arrivate nelle case dei soci due lettere, firmate da Michele Croce come presidente della neonata associazione “Soci di Cattolica”, schierato a sostegno del presidente Bedoni per il quale chiedeva il voto, garantendo sostegno a favore dei figli dei soci.

Dove sta l’anomalia? Nel fatto che i soci di Cattolica sono più di 25.000, per cui spedire due lettere a tutti è una spesa rilevante. Nel fatto che, finita l’assemblea, di quella associazione non si è più parlato. Nel fatto che le “promesse” scritte nelle lettere sono morte prima di nascere. Casualità?

Nota. Il potere fa perdere le giuste misure. Da dove arriva Michele Croce? Attraverso quali strade è tra gli amici di Flavio Tosi? Perché proprio lui diventa Presidente di AGEC? Da dove arrivano i 709 voti che lo hanno eletto consigliere comunale? Può resistere una casta che, pur di stravincere, accoglie chiunque, senza domandarsi chi è?

E’ la nostra Verona, quella che, quando crollerà, ci parlerà di molte scelte che non le consentono di decollare.

Tito Brunelli

 (3. fine)

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