Scricchiolii? No. La casta Tosi traballa nelle vicende di AGEC (2)

Ottobre 2012.

Il Consiglio di Amministrazione di AGEC, all’unanimità, ritiene inopportuna la spesa di 33.000 euro per abbellire l’ufficio del Presidente. Sono accettabili le spese per sistemare gli infissi e alcuni quadri, per un totale di 8 – 9.000 euro. Per quanto riguarda Michele Croce: o paga di tasca propria le spese non necessarie (tra i 15.000 e i 20.000 euro) oppure, dal 2 novembre, rischia di non essere più il Presidente di AGEC.

La Giunta comunale si associa: “Se Croce non paga, il suo mandato potrebbe interrompersi per il venir meno del rapporto fiduciario tra lui e il Sindaco”.

* Croce difende la legittimità delle sue scelte e ritiene che unico organismo competente a giudicare se un amministratore debba o meno risarcire un danno all’ente amministrato sia la Corte dei Conti, alla quale si rimette, presentando un esposto perché passi al vaglio le spese effettuate.

* A difesa di Croce interviene Daniele Polato, capogruppo PdL: “Tosi è come il conte Ugolino: cannibalizza i propri figli. Spetta alla Corte dei Conti, non a Tosi e alla sua Giunta, giudicare se Croce ha sbagliato. L’atteggiamento intimidatorio di Sindaco e Giunta (“paga o ti cacciamo”) non riconosce l’autonomia dell’azienda e manifesta totale sfiducia verso l’attuale gestione. Possono Sindaco e Giunta affidare a AGEC operazioni complesse come la riqualificazione della Passalacqua e dell’Arsenale e contestare lavori per rifare tre uffici? E’ chiara l’intenzione di sfiduciare Croce. Lasciamogli il tempo per amministrare l’azienda. Saranno i cittadini a giudicare”.

Fine mese. Guerra totale ai vertici AGEC.

1) Croce accusa il vicepresidente leghista Roberto Colognato. Con una lettera chiede al direttore “a quale titolo Colognato occupa i locali di proprietà dell’azienda in via Trezza, 28, tenuto conto che risultano concessi in locazione a Immobiliare Pegaso e a Verona Antica – Quali iniziative intende adottare per il ripristino della legalità nella gestione dei rapporti contrattuali”.

Colognato replica: “La Pegaso cercava una sede a Verona. In quel palazzo c’erano spazi vuoti e un’asta per assegnarli era andata deserta. Pegaso prese contatto, anche tramite mio, con AGEC. Fu firmato un contratto e l’azienda mi ospitò per un periodo in quello stabile, in un ufficio di 20 mq, da cui me ne sono andato nel giugno scorso”.

L’Immobiliare Pegaso replica: tutto è perfettamente in regola. E’ libera di ospitare chi vuole e “se qualcuno vuol creare un caso dal nulla dovrà rendere conto alla Magistratura civile e penale”.

La questione appare la prima di una serie. Minaccia di occupare aule politiche e aule giudiziarie. Croce innesca una serie di scontri politici interni al veleno e chiede conto dell’attività e della gestione di AGEC.

2) Seguono, a raffica, richieste di chiarimenti su:

– assegnazioni di lavori – appalti – affitti – premi e retribuzioni dei dirigenti – assunzioni.

– Arriva a tutti i dipendenti AGEC, da parte del direttore generale ing. Tartaglia, un regolamento, subito ritenuto illegittimo dal presidente, “per l’accesso ad atti e dati aziendali”. Tartaglia dispone che, in caso di richiesta da parte di terzi, compresi Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali, organi aziendali quali il Presidente del CdA, i consiglieri di amministrazione e i revisori dei conti, circa l’accesso a atti o documentazione inerenti l’azienda, le richieste devono essere formalizzate per iscritto e protocollate dai richiedenti stessi. Potranno essere espletate solo previa autorizzazione formale dello scrivente”. Insomma, in base a regolamento emanato dal direttore, ogni accesso agli atti aziendali va sottoposto alla sua autorizzazione.

Croce replica con toni duri evidenziando che il nuovo regolamento “è in palese spregio dello statuto dell’ente. L’art. 9 prevede che il Presidente del CdA vigili sulla corretta gestione dell’azienda e che i regolamenti aziendali sono di competenza del CdA. Quindi, scrive Croce a Tartaglia l’adozione dei regolamenti aziendali esula totalmente dalle sue competenze. Sarebbe paradossale che il Presidente fosse costretto a richiedere autorizzazioni al direttore generale di volta in volta. Si riserva ogni azione in sede disciplinare”.

– In merito all’accesso agli atti e alla trasparenza, c’è un episodio consumato in un recente CdA. I consiglieri hanno rinviato la nomina nell’organismo di vigilanza interno del giudice di pace Edi Maria Neri che aveva presentato curriculum e candidatura. Motivo: la necessità di alcuni consiglieri di informarsi sulle modalità di funzionamento dell’Organismo di vigilanza.

(2. continua)

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