Verona si trasforma. Chi se ne accorge?

Finisce l’epoca della ZAI (zona agricola e soprattutto industriale).

Verona Sud da grande polo produttivo e delle fabbriche diventa polo commerciale.

Con il Piano degli Interventi, l’ex Mercato Ortofrutticolo, le ex Officine Adige, l’ex Manifattura Tabacchi, l’ex Autogerma diventeranno insediamenti commerciali, direzionali (uffici) e abitativi.

Principale novità: l’insediamento di Ikea, nell’area ex Biasi, a Verona Sud. Nato nel 1935, è stato polo, di dimensione europea, delle fonderie per produrre caldaie, radiatori in ghisa e ferrovie. Nel dopoguerra è moltiplicatore di ricchezza della famiglia e della città. Un colosso del Nordest, segno di lungimiranza, con il primo grattacielo di Verona, lungo l’autostrada. Alla fine del secolo scorso, l’azienda comincia a svuotarsi. La Compometal, azienda padovana, affitta il ramo FondVer. Ma nel 2011 si chiude. 130 dipendenti senza futuro sperano nell’arrivo di Ikea che impiegherà 700 persone direttamente e 1300 nell’indotto.

L’ex spazio Biasi andrà alla Polizia municipale.

Altra botta alla produttiva Verona industriale: nel 2010 Camera di Commercio, Provincia e Comune escono dal Parco Scientifico e Tecnologico, pensato per favorire l’integrazione di aziende innovative e per superare il frazionamento delle attività imprenditoriali, nella sede della Marangona (tra Cadidavid e Madonna di Dossobuono). Motivo: mangia il capitale e, come luogo della ricerca e dell’innovazione, non ha dato risultati. “La ricerca si fa nelle Università. Non ha senso restare, a meno che non vi sia un corposo piano di ristrutturazione”.

L’idea fortunatamente resta in piedi: la nostra città non può permettersi di restare ai margini del nuovo che avanza.

In altri quartieri: della Tiberghien resta lo scheletro; Grafiche Mondadori sono pesantemente ridimensionate.

Delle grandi fabbriche veronesi, in città, resta solo l’acciaieria Riva. Per quanto tempo?

Si produce meno e si compra di più. Così si presenta il futuro dei Veronesi. Ma con una economia che produce meno e vende di più possiamo sentirci tranquilli sul nostro futuro? L’Amministrazione Tosi non merita la gratitudine dei Veronesi, defraudati.

E’ in atto un processo di de-industrializzazione e la politica veronese non dà risposte concrete all’impoverimento economico. Manca una visione di lungo periodo, sul futuro sviluppo di Verona: se non sarà industriale, su quali settori si vuole puntare? L’unica cosa sicura è che si concedono licenze di trasformazione commerciale a tutti. A Verona Sud sorgeranno tre mega complessi commerciali: alle ex Cartiere, nell’area Biasi e alle ex Officine Adige.

Battuta, ma non troppo: chiediamo una facoltà universitaria che prepari commesse/i e gestori di negozi. Per chi cerca lavoro.

E’ questo il futuro dei nostri figli?

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Archiviato in Riflessioni, Verona che non cambia

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