Verona cambia. Chi se ne accorge ?

Amministrazione Zanotto. Cariverona compra dal Comune :

– Castel San Pietro ( area di 5000 mq, costruito a metà 800). Il colle è considerato il luogo in cui è nata la città. Vi si celebravano riti pagani. In epoca romana vi sorgeva il tempio di Giano. Restano tracce di insediamenti di ogni epoca, dalla preistoria a oggi. Ospiterà il Museo di Storia naturale. La sala d’ingresso sarà la cisterna viscontea del 1300. Una funicolare garantirà il collegamento con la città. Percorso turistico in un parco panoramico. Gru in azione entro fine anno. Parola di Paolo Biasi.

– Ex Magazzini Generali. Ospiteranno il Polo culturale con auditorium; uffici di Unicredit, USSL 20, Archivio di Stato; la sede degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri.

Amministrazione Tosi. Cariverona compra dal Comune :

– Palazzo Forti. Ospita “Amo”, il Museo della Lirica.

– Palazzo del Capitanio, della metà del 1300, tra piazza dei Signori e piazza delle Poste, già sede del Tribunale. Una volta ristrutturato, con Palazzo della Ragione, di proprietà comunale, ospiterà il museo d’Arte Moderna e Contemporanea: circa 1500 opere, con 400 quadri e sculture moderne. Gestione amministrativa del Comune; esposizioni di Cariverona. Possibile direttore: Luca Massimo Barbero, torinese, classe 1963, storico e critico d’arte.

Il Comune destinerà 12 dei 18 milioni del ricavo per avviare il recupero dell’ex Arsenale. Privati dovrebbero mettere a disposizione i 43 milioni mancanti.

Cariverona ha finanziato, con circa 30 milioni ciascuno, il recupero

– dei Palazzi Scaligeri e

– della Biblioteca civica,

rimasti in proprietà del Comune, come gli Scavi scaligeri.

Ha finanziato parte del Polo Confortini (ospedale di Borgo Trento) e ha acquistato dal Comune una consistente quota di azioni della Fiera di Verona.

Cariverona è sempre più protagonista in città. Fino a una decina di anni fa investiva i soldi (nostri) per recuperare monumenti pubblici che restavano ai rispettivi proprietari. Ultimamente recupera e acquista beni pubblici di primaria importanza, diventandone proprietaria.

Con gli interventi elencati, si completa la cittadella delle sedi museali: immobili che erano di proprietà del Comune (nostra), per usi di rilevanza pubblica, passano dalla proprietà del Comune a quella di Cariverona.

Paolo Biasi garantisce: “I beni restano alla città”.

Le Amministrazioni provinciale e comunale e Camera di Commercio di Verona sono propense a vendere i Magazzini Generali, in un’area di 385.000 mq del Quadrante Europa, che riscuotono l’affitto delle ferrovie tedesche, con magazzini, depositi frigoriferi e undici binari. Ricavo: tra i 30 e i 40 milioni. Per fare cassa si dimentica che è in gioco lo sviluppo della logistica, fondamentale per Verona. Si vende un gioiello del sistema Verona, sul quale ogni settimana gravitano migliaia di TIR e treni internazionali, di cui il 70% collegati ad aziende tedesche.

Il bilancio 2012 prevede la vendita della Bon Brenzoni, di arre a Fondo Frugose, della biglietteria areniana di via Dietro Anfiteatro e di aziende e beni minori. L’Amministrazione Tosi ha già (s)venduto Palazzo Gobetti, l’ex Caserma Principe Eugenio, l’ex bar Borsa e molti terreni. E’ prevista la vendita dell’ex Convento di San Domenico, attuale sede dei Vigili urbani.

Le domande sono tante e aperte.

La presenza a Verona di tanti musei presuppone, nei Veronesi, la coscienza del bene “arte”: strada percorribile o illusione che costerà cara? Sono consistenti le operazioni finanziarie e patrimoniali; emerge con esse un progetto di educazione artistica dei Veronesi? Se la risposta è “no”, non si può lamentarsi di avere tanta ricchezza d’arte e di bellezza che non viene usufruita dalle persone, dalle famiglie e dalle scuole. E non si può lamentarsi per le perdite economiche.

Deve far riflettere la vendita della maggior parte dei preziosi immobili che erano del Comune (nostri) e ora non lo sono più. E’ da verificare se la vendita massiccia di beni pubblici ha avviato nuove iniziative imprenditoriali, capaci di aprire speranze soprattutto per i giovani.

Si vendono i beni di famiglia se c’è un progetto di crescita della famiglia intera.

L’Amministrazione Tosi non fa emergere, utilizzando i soldi delle vendite, progetti lungimiranti.

Unico dato evidente: siamo più poveri e le possibili future vendite saranno ancora di più pesanti.

Tito Brunelli

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2 commenti

Archiviato in Riflessioni, Verona che non cambia

2 risposte a “Verona cambia. Chi se ne accorge ?

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  2. sergio zandonella golin

    concordo…ma è l’azione che rende evidente lo squilibrio…

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