Cattolici e politica. Ripartiamo dalle parrocchie

Cattolici e politica. Ripartiamo dalle parrocchie, come confluenza dei diversi nell’unico popolo di Dio, aperto al mondo e al progetto politico internazionale

Ho incontrato due parroci che conosco e stimo: persone diverse; entrambe disponibili a donarsi, in fedeltà a Dio, per il bene di tutti; accomunati da una fede viva e dall’attaccamento generoso alla comunità loro affidata. Uno è prete ‘progressista’: attento ai bisogni delle persone; promotore di iniziative di avanguardia; guardato con ammirazione da molti e con sospetto da altri. L’altro è prete ‘tradizionale’, innamorato di Dio e della sua gente, ligio alle regole.

Entrambi mi hanno detto che vivono con gioia il loro compito di parroco; che il rapporto con praticanti, credenti e miscredenti è ricco di soddisfazioni. Insomma sono contenti della loro esperienza di fede, di umanità e di servizio.

Ho condotto il discorso su come è cambiata la loro vita sacerdotale rispetto a 40 – 45 anni fa, al ’68 per intenderci. La risposta del prete ‘progressista’ è stata molto esplicita. Quella dell’altro prete non altrettanto. L’impressione però è che i due vissuti non siano diversi:

“Sono contento della mia esperienza di vita. Siamo vicini a persone, famiglie e gruppi. Procediamo nella fede e ci accompagniamo nella vita quotidiana. Differenze rispetto al ’68: tempo della grande partecipazione, della novità del Concilio e della nuova sensibilità giovanile? Enormi. Allora ci aprivamo alla Chiesa universale, ricca di ‘profeti’; alla vocazione di tutti alla santità; alla vitalità del Popolo di Dio; alle vocazioni complementari, con forte attenzione ai laici. Ci sentivamo Chiesa universale, inseriti nel percorso della Chiesa in Italia con i piani pastorali, frutto del Concilio. La diocesi, e l’Azione Cattolica in essa, era viva e presente. Ogni anno, soprattutto in settembre, erano molti gli incontri tra cristiani delle parrocchie. Il confronto era serrato e su tutto.

Un significativo ricordo: il passaggio, per bambini e ragazzi, dal Movimento Aspiranti all’Azione Cattolica Ragazzi (A.C.R.). Per anni abbiamo riflettuto sul bambino persona; corresponsabile della crescita della fede e del percorso delle comunità. Il ‘cambiamento’ si viveva nelle parrocchie, ma il percorso era voluto, pensato e programmato insieme dalle associazioni parrocchiali disponibili; ed era collegato ai campi scuola estivi, non proposti da singole parrocchie e neppure tra persone che si incontravano per la prima volta e che poi si sarebbero viste solo casualmente. La sperimentazione A.C.R. procedeva insieme, per anni.

Allargando lo sguardo erano i tempi in cui l’Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.) affrontava un progetto enorme che, se attuato, avrebbe segnato positivamente il futuro di tutti: il “nuovo ordine economico internazionale”. Si ragionava in grande, aperti a un progetto mondiale e si sbatteva la testa contro l’egoismo dei popoli ricchi, determinati a non perdere i loro (i nostri) privilegi.

Oggi tutto questo non esiste più. Oggi ci occupiamo del nostro piccolo, della nostra comunità, delle persone che ci frequentano. Proporre iniziative che vanno un po’ oltre il tram tram quotidiano? Bisognerebbe, ma non lo facciamo. E se qualcosa si fa, è guardato con sospetto. La diocesi più che promuovere e accompagnare controlla. Ognuno per sé, perciò. Ognuno nella sua parrocchia o comunità o movimento. Tutto ciò che invita a guardare oltre, in grande, è rimandato a chissà quando, se ci sarà un quando”.

Così ha parlato l’amico prete.

Cattolici in politica? Se è vero (ed è vero) ciò che dice questo prete, di politici seri, di matrice cattolica, parleremo tra anni, quando lo Spirito ci aprirà nuove prospettive e ricominceremo a ragionare in grande, con attenzione globale alla vita della Chiesa e al ragionare politicamente.

Probabilmente la strada del futuro ripartirà dalla parrocchia, dove si cammina non con i simili, ma con tutti. Il cammino di popolo non è politica, ma è il presupposto per diventare ‘politici’, coltivatori di tutta la comunità in modo che ogni persona possa dare il meglio di sé, in sintonia con tutti.

Stante la situazione attuale, ben descritta dall’amico prete, per ora dobbiamo accontentarci, anche in politica di quello che c’è, del politico servo, che per far carriera accetta di mettersi al servizio non di una idea, ma di un capo. Dobbiamo accontentarci del politico che pone al centro il bene del suo capo, sperando di ottenere qualche vantaggio per sè. Con le dovute eccezioni e ben sapendo che, visto che lo Spirito soffia dove e quando vuole, dal letame spuntano i fiori più belli (liberamente tratto da Fabrizio De André). Dio non ci abbandona.

Tito Brunelli

 (4. fine)

 

 

 

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1 Commento

Archiviato in Riflessioni

Una risposta a “Cattolici e politica. Ripartiamo dalle parrocchie

  1. Caro Tito, grazie per il tuo lavoro prezioso.
    “I cattolici nella vita politica devono essere sempre piu’ coerenti con la propria fede e piu’ formati, perche’ non basta la buona volonta’ per il servizio pubblico; e poi devono essere piu’ numerosi. Quanto piu’ la societa’ viene ferita dal secolarismo o da altre istanze di tipo economico o finanziario che attentano alla centralita’ e alla dignita’ della persona umana, tanto piu’ la Chiesa ha il dovere di essere presente secondo l’immagine del sale della terra e della luce del mondo. Senza pretese, senza arroganze ma con la grande convinzione, e in questo probabilmente dobbiamo crescere, che laddove Cristo entra, l’uomo cresce; laddove Cristo entra, e’ la societa’ intera che cresce, diventa piu’ umana” Lo ha detto ieri il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in un’intervista alla Radio Vaticana.
    Se non le parrocchie, dove formare e preparare cristiani cattolici sensibili e imegnati oggi nel contesto politico?
    Il dibattito attuale, anche di eminenti esponenti politici cattolici, è incentrato quasi esclusivamente sulla situazione economico-finanziaria, come se tutto partisse e si concludesse lì. L’Annuncio vangelico è tutt’altro e ben più ricco che l’euro e il mercato; Cristo chiama a ben altro che ad una sana gestione economica. Forse anche la proposta cattolica in questi anni non è stata adeguata all’esigenze di questa generazione, Vogliamo ripartire?

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