Cattolici e politica. Scarsa la presenza a Verona

“Cattolici e politica”. Su questo impegnativo tema esprimo, in quattro articoli, la visione, da pochi condivisa, che mi accompagna da decenni. Parecchi dicono che il discorso è troppo difficile. Io fatico a vedere alternative.
Tito Brunelli 

Cattolici e politica

Domanda: “Come si spiega la scarsa presenza di cattolici in politica a Verona?”. Eppure:

A-. Sono migliaia i catechisti che rispondono alla vocazione cristiana: annunciare il Vangelo; educare all’eucarestia, alla comunione di chi mangia lo stesso Pane e alla carità.

Questi catechisti sono in grado di presentare il servizio politico come modo eminente di servire il Vangelo e la Dottrina Sociale della Chiesa come parte integrante dell’annuncio cristiano?

B-. Sono migliaia gli animatori della comunità: liturgia, preghiera, attenzione a persone e famiglie, anche in difficoltà, bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani, sport, tempo libero, cultura, … sono alcuni degli ambiti di presenza.

C-. Molte persone e famiglie sono coinvolte in vivaci movimenti e percorsi ecclesiali (Focolarini, Comunione e Liberazione, Catecumenali, Pentecostali, …), capaci di slanci sempre nuovi.

D-. Ci sono servizi diocesani per fasce di età (adolescenti, bambini, giovani, famiglie) e su obiettivi specifici (universitari, lavoratori, …).

Tutti doni del Signore: segno dei tempi e dello Spirito che soffia dove e quando vuole.

Constatazione: le persone non mancano. 

Nel passato (da parecchi anni non più: il problema neppure si pone) ciò che penso mi veniva anche aspramente rimproverato; ma credo che sia vero: le esperienze elencate e altre simili sono preziose; però, dal punto di vista della maturazione ecclesiale e politica presentano limiti pesanti, se pastorale e politica, nel proprio ambito, sono l’attenzione non solo a questo o a quel bisogno, ma al bene globale, al bene comune, all’insieme dei membri della Chiesa e dei concittadini. Ripeto: bene la varietà e la vivacità delle esperienze ecclesiali: un respiro di fede. Ma non si può fermarsi a esse: da sole non rispondono a esigenze essenziali per la Chiesa e per la società, perché non costruiscono una mentalità e una visione globale della vita e della storia: non sono in grado di maturare nelle persone e nella comunità una partecipazione ecclesiale e politica globale: il bene comune.

Domanda: chi diventa capace di costruire non solo alcuni beni particolari, pure importanti, ma la comunità e il bene comune, obiettivo della pastorale ecclesiale e della politica?

Risposta: chi vive il suo particolare in una apertura che diviene un po’ alla volta globale: apertura che pochi ricevono come dono e che molti possono conquistare.

Domanda: perché oggi mancano laici cristiani pubblicamente significativi e statisti che guardano anche alle prossime elezioni, ma privilegiano il futuro di tutti e delle generazioni che verranno?

Risposta, che ritengo determinante: nelle nostre comunità crescono esperienze valide che però non vanno oltre aspetti particolari della nostra realtà.

Alcuni esempi:

a) Come può fare politica e comunità ecclesiale un giovane che vive con i giovani del suo gruppo e non ha gli strumenti per cogliere, ad esempio, i problemi degli anziani e della viabilità?

b) Come può una persona che abita a Velo Veronese occuparsi con responsabilità del suo ambiente e, con altrettanta responsabilità, dei bisogni di chi abita a Legnago o a Garda e, via via, di chi vive lontano, in altri continenti?

c) Chi si limita ad animare la liturgia o la preghiera come può affrontare la realtà dell’economia e della finanza?

d) Come può chi anima solo lo sport progettare lo sviluppo urbanistico locale e nazionale?

e) Come può curare i bisogni del quartiere chi anima la vita parrocchiale e considera fuori dalla sua portata tutto ciò che è società e, se vede uno che fa politica, si gira dall’altra parte?

I progetti di vita, i luoghi di formazione e i servizi che vediamo intorno a noi e dei quali ci sentiamo orgogliosi sono tutti importanti: guai se non ci fossero, tanto più in tempi di crisi economica, sociale e culturale! Ma se ci sono solo progetti particolari non usciamo dai nostri guai: non crescono menti capaci del bene comune, attente a tutto ciò che riguarda l’umanità. La società ha bisogno di persone di questo tipo. Quale stile di vita va proposto e incentivato perché ci siano?

Domanda aperta. Chi legge cerchi la risposta. Io darò la mia prossimamente.

Tito Brunelli

(1. continua)

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