L’origine del male: il rapporto mal nato e mai cresciuto tra Verona e Brescia. Così va la politica

Sull’aeroporto D’Azeglio la diffidenza tra Verona e Brescia è pesante e reciproca.

Molti a Verona non vogliono dare spazio e peso ai bresciani:

– Giancarlo Conta, consigliere: “Verona ha speso più di 90 milioni per Montichiari”;

– Elio Mosele, ex presidente della Provincia: “Montichiari costa molto a Verona. Finché Brescia grava sui nostri bilanci, dare soldi al Catullo è gettarli in un pozzo senza fondo”.

– Cinzia Bonfrisco: “Mai visto vendere un gioiello di famiglia al minor offerente: Brescia compra a 10 un bene che vale 100. Paghino quel che devono. Regaliamo a Montichiari un aeroporto e Brescia ci impedisce di investire e promuove un contenzioso contro di noi”.

* Verona ha l’85% del capitale della società che gestisce gli scali di Brescia e Verona (sistema aeroporti del Garda). Provincia e Camera di Commercio di Brescia hanno il 7,5%.

Obiettivo di Brescia: l’autonomia. Senza autonomia, niente soldi alla “Catullo spa”.

Febbraio 2011. Il Consiglio di Stato cancella le aspirazioni autonomiste dei bresciani: la “Catullo spa” è legittimo gestore del D’Annunzio. Va cercata una soluzione unitaria. Sottosegretario Giorgetti: “Senza l’accordo politico Verona – Brescia la concessione di 40 anni è a rischio”.

Allora ministro Matteoli: “Niente intesa tra Verona e Brescia? Niente concessione”.

Intanto passano gli anni e la firma continua a slittare. I soci bresciani vogliono sapere quanti soldi vale la “Catullo spa” e, di conseguenza, quanto devono pagare per acquistarne il 17%, in modo da arrivare a possedere il 25% della società. Ci si accorda che le decisioni strategiche vadano prese con una maggioranza del 76%, cioè all’unanimità. Segnali che i soci non si fidano reciprocamente. Il diritti di veto però costringe ad accordi che ingessano per decenni.

* 31 maggio 2011. Sembrava la volta buona dell’accordo di “Aeroporti del Garda”. Verona e Brescia sottoscrivono la società unica di gestione, per 40 anni. Il CdA sarà formato da 2 bresciani; 2 per Trento e Bolzano; 4 veronesi. Ma è accordo preliminare, da perfezionare in 90 giorni.

Brescia vuole spendere meno. La valutazione dei due aeroporti si è aggirata intorno ai 107 milioni. I conti del 2011 mostrano perdite impensate: è da ripensare il valore della società: quanto vale il sistema aeroportuale così ridotto? Brescia doveva sborsare dai 18 ai 20 milioni per salire, nelle quote, al 25%. Forse la quota va rivista al ribasso. Serpeggia la domanda: va bene tirar fuori milioni per entrare in una società con conti disastrosi? Quanti altri ne serviranno per ripianare il debito? E il piano industriale prevede, da qui al 2020, investimenti per altri 110 milioni. Daniele Molgara, presidente della Provincia di Brescia: “A fronte delle perdite del Catullo, il valore degli aeroporti dovrebbe scendere e l’impegno finanziario per Brescia potrebbe subire una diminuzione”.

* Rispondono i soci veronesi: “Ci sono debiti, ma anche un patrimonio importante: immobili, strutture, concessioni. A partire dal 2012 o i bresciani si assumono per intero le loro responsabilità per Montichiari e fanno fronte alle perdite o è il caso di fare scelte drastiche. La sinergia con Malpensa subisce duri colpi: il segno meno sul movimento passeggeri è una costante. Montichiari può sperare che il cargo, in crisi a Malpensa, gli ridia ossigeno e prospettiva”. Francesco Bettoni, presidente della Camera di Commercio di Brescia: “Noi crediamo nel progetto “Aeroporti del Garda”, con società di gestione unica per uno scalo con due piste. Però, dopo l’emersione del debito, vogliamo notizie certe sul valore della società: è ancora di 107 milioni? Se è mutato desideriamo saperlo”. E’ evidente il rischio di un ennesimo braccio di ferro tra soci veronesi e bresciani sul valore reale dell’aeroporto. Intanto Brescia non chiude l’accordo: “Prima di tirar fuori i soldi, vogliamo vederci chiaro”.

Nota Antonio Spadaccino: “Quale socio versa 20 milioni in una società con un bilancio molto in rosso e con una forte esposizione bancaria per avere il 25% delle quote? I bresciani tirano per le lunghe per indebolire il sistema Verona. Pesa l’assenza di veri manager del settore in grado di riavviare l’aeroporto”. Completa il discorso Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento: “Sono preoccupato per il Catullo: manca una regia complessiva sugli scali del Nord. Mi auguro che il governo provveda al più presto”. Intanto i tempi si allungano: imperdonabile!

Per molti bresciani l’obiettivo resta l’autonomia, alcuni per unirsi al sistema Milano (Milano e Bergamo puntano al D’Annunzio per spaccare il sistema aeroporti del Garda); altri, con Gamberale, istituzioni e Banca Intesa, per presentare a Verona un’offerta per rilevare lo scalo.

Senza il D’Annunzio, Verona si troverebbe isolata e stritolata tra i sistemi aeroportuali di Milano e di Venezia. Non le resterebbe che cercare, con Trento e Bolzano, l’alleanza con Monaco.

* Marzo 2012 Nuova idea: i bresciani contino di più a Brescia e i Veronesi comandino a Verona. Una società gestisca il D’Annunzio, con soci bresciani al 70% e i Veronesi al 30%; un’altra gestisca il Catullo, con i Veronesi al 70% e i bresciani il 30%. Con diritto di veto.

Meglio: è la strada dello scorporo da Verona che sembra convincere tutti. Si lavora per ottenere una sub concessione in mano a una società a maggioranza bresciana, che dovrebbe garantire a Verona un canone di tre milioni all’anno per la copertura degli investimenti fatti sul D’Annunzio e per il ‘noleggio’ delle strutture. Brescia metterebbe sul piatto 10 milioni.

* Il presidente Arena resta al progetto iniziale e dice ai Bresciani: “Perseguiamo un ambizioso progetto di rilancio del nostro sistema aeroportuale, con l’entrata di soci privati di peso e l’apertura ad alleanze strategiche con grandi soci come Monaco, Francoforte, Zurigo. Vogliamo costruire Brescia e Verona insieme. Non c’è alternativa, stretti tra Milano e Venezia”.

In questa situazione, di fronte al baratro del fallimento, un evento mostra che la diffidenza tra soci bresciani e veronesi è molto forte.

Il 21 giugno 2012, nel momento della massima difficoltà e che doveva essere della massima unità per uno scopo comune, parte dei soci bresciani, tra cui Vigilio Bettinsoli, presidente del D’Annunzio, va a Roma, ai vertici di Enac: chiedono l’autonomia. Non la ottengono: la concessione quarantennale per Montichiari è in capo al Catullo, società titolata alla gestione dei due aeroporti, che ha fatto investimenti per decine di milioni e ripianato perdite per 100 milioni.

Nuova frattura. Nuovi ritardi? Non ce li possiamo permettere.

 continua

 

 

 

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