Una spesa senza fondo: l’aeroporto D’Azeglio di Montichiari (Brescia)

Come è nato e non è cresciuto questo aeroporto?

Torniamo ai tempi del sindaco Michela Sironi.

L’aeroporto Catullo risultava scalo militare e disponeva di piste per il decollo e di strutture scadenti: da rinnovare. Non si voleva perdere il traffico aereo conquistato. I lavori implicavano una lunga sospensione dell’utilizzo dello scalo. Si decise di costruire un nuovo aeroporto, in momentanea sostituzione del Catullo per il periodo dei lavori, che non entrasse in concorrenza con il Catullo quando fosse rientrato in funzione. Si scelse un ampio spazio nel comune di Montichiari, periferia di Brescia. Alla nuova società “Catullo spa” facevano capo il Catullo e il D’Annunzio. Il CdA era controllato dai veronesi.

Il nuovo aeroporto di Montichiari viene inaugurato il 5 marzo 1999: ospita gli aerei legati al Catullo e non è mai decollato come scalo autonomo. Quando il Catullo riprese la sua normale attività, il D’Annunzio, abbandonato a se stesso, ha cominciato a produrre perdite (in totale circa 90 milioni) ripianate dalla “Catullo Spa”. Finché ha prodotto utili, il Catullo ha coperto le perdite. Dal 2008 però anche il Catullo è in perdita: non è più nelle condizioni di pagare.

Il debito diventa voragine. Ma non succede nulla. Addirittura che il Catullo, con un incentivo, convince Ryanair a trasferire i suoi voli da Montichiari a Verona. I Cargo, aerei addetti al trasporto merci, ritenuti lo sbocco del D’Azeglio, non si sono mai visti. All’inizio del 2011, il presidente Bortolazzi annuncia l’arrivo di tre compagnie cargo a Montichiari: una africana, una turca, una cinese. Il suo successore Paolo Arena, dopo un anno, fa sapere che quella cinese è atterrata una volta; quella africana e quella turca non si sono mai viste. Vola solo qualche cargo notturno per il trasposta posta.

Crollano gli introiti, ma aumentano i compensi per i membri del CdA: da 86.000 euro nel 2009 a 96.000 nel 2010. Negli ultimi quattro anni l’aumento è stato del 70%.

Si discute se chiudere il D’Annunzio, ritenendolo irrecuperabile. Occorrono però tanti soldi. Difficile che arrivino dalle banche o dai soci, in mancanza di prospettive.

* Metà febbraio 2012. Ultimatum del governo: Montichiari va risanato entro l’anno o rischia la chiusura. Si prospetta l’ingresso di privati come Vito Gamberale. Interviene la Regione Lombardia: “Non possiamo permettere che Montichiari venga escluso dal sistema aeroportuale italiano”.

La “Catullo spa”dice ‘no’ all’accordo con la Save di Enrico Marchi (società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso); preferisce la rete con Milano e Torino, dove Gamberale è il protagonista privato, per un polo aeroportuale del Nord, nel quale Montichiari trovi un ruolo.

* Giugno 2012. La notizia del buco di 26 milioni obbliga all’azione. Il presidente Arena: “ La concessione per Montichiari deve essere riconosciuta alla “Catullo spa” in tempi brevi, altrimenti non possiamo presentare prospettive e saremo costretti a ricorrere a strumenti legali. Montichiari ha 13 anni. La “Catullo spa” vi ha investito circa 75 milioni, accumulando 80 milioni di perdite. Chiudere Montichiari non è semplice: l’operazione dura due anni e implica pesanti passivi per il Catullo. Lo Stato poi potrebbe aprire una gara per assegnare la concessione ad altri. E’ da tener presente che lo scalo di Bologna è saturo; quello di Bergamo lo sarà tra 18 mesi e le compagnie non amano Malpensa: questo aeroporto nel cuore industriale del Nord può svilupparsi”.

Note:

– E’ inconcepibile che Montichiari sia vuoto e inutilizzato, producendo perdite economiche strutturali, da 10 anni. Chi può accettare una realtà come questa?

– Nessuno paga per un disastro del genere? Comune, Provincia e Camera di Commercio di Verona perché non ci hanno detto nulla? Perché hanno fatto finta di niente di fronte a una situazione del genere?

 continua

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