Strano popolo in nostro: più della corruzione preoccupa Equitalia

In Italia è illegalità di massa :

– ogni anno l’evasione fiscale è di 270 miliardi (tra le più alte del mondo): il 19,2% del Pil;

– la corruzione costa 60 miliardi;

– il valore complessivo dell’economia sommersa è di 400 miliardi: il 27% del Pil;

– le mafie hanno un giro di affari annuo di 170 miliardi: il 12% del Pil; tra il 15 e il 20% del Pil di Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Alle mafie paghiamo una tassa occulta di mille euro all’anno a testa: 50 – 60 miliardi.

– il riciclaggio di denaro sporco incide sul 10% del Pil nazionale;

– l’economia sommersa, senza eccezioni geografiche, è di circa 270 miliardi.

Lo scudo fiscale favorisce la cultura dell’evasione e della corruzione, terreni culturalmente fondamentali per il crescere della mafia imprenditrice.

L’illegalità costa: soldi e salute. Diventa devastazione del territorio, abusivismo edilizio, inquinamento da smaltimento illecito dei rifiuti tossico-nocivi.

Gravi sono i costi politici della corruzione: si traducono in candidati e politici corrotti, incapaci di perseguire il maggior bene di tutti.

Chi paga questa mastodontica illegalità? I cittadini ‘onesti’ (‘onesti’ perché costretti o per scelta?).

In questo cataclisma di irresponsabilità nazionale ci si attende un popolo che decidere di battere definitivamente l’evasione fiscale e la corruzione come stili di vita popolare. Invece no.

Più dell’evasione e della corruzione; addirittura più del terrorismo preoccupa Equitalia.

Quando questo governo lancia segni di voler abbattere la corruzione diffusa, quella che ci è entrata nel sangue e della quale pare che non riusciamo a staccarci, cosa succede? Molta della nostra gente se la prende con Equitalia, con l’organismo nazionale che, finalmente, si impegna perché tutti paghiamo le tasse; si arriva a minacciare il personale: dagli impiegati al Presidente.

La Lega Nord, fino a pochi mesi fa parte importante del governo nazionale, capeggia la rivolta contro Equitalia.

Roberto Maroni, già apprezzato Ministro dell’Interno, ora invoca la disobbedienza fiscale

Tra le battaglie sindacali ne manca una: quella in difesa di Equitalia.

Gli organismi educativi della coscienza popolare, come la Chiesa Cattolica e le altre Chiese e comunità religiose; la scuola; l’associazionismo diffuso, … sul tema “tasse” stanno zitti o quasi; in vari modi giustificano; parlano solo quando non se ne può più o si è al fondo. Ma non è ‘insegnamento’ continuo e motivato. Non è principio non negoziabile.

Da tutti i pulpiti si chiede che il governo abbassi le tasse (giustissimo!). Ma c’è qualche pulpito che dice che, perché si abbassino le tasse, prima di tutto i presenti devono pagare la loro parte?

Paese bizzarro l’Italia!

continua

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