Le indagini sulla discarica di Bussolengo suscitano grane politiche

 

da “Un viaggio nella Lega Nord” (13)

Il fallimento della Lega Nord nei Comuni del veronese. Non solo Bovolone, Nogara e Legnago ma anche Bussolengo.

Febbraio 2011. L’inchiesta sulla discarica abusiva a Bussolengo fa scoppiare un’altra grana. Dopo la decisione del Riesame di non dissequestrare l’area, si riacutizza il regolamento di conti nella Lega e nella lista civica che sostiene la maggioranza.

Le opposizioni presentano una censura nei confronti di Francesco Bussola, assessore ai lavori pubblici, indagato con il Sindaco e altre cinque persone. Muro contro muro: i vertici della locale Lega chiedono la testa dell’assessore. Bussola, vicino al partito di Bossi (“Fino all’anno scorso aveva anche la tessera”, assicurano in Comune), è stato eletto in una lista civica creata ad hoc per sostenere il Sindaco leghista, ora mediatore tra Bussola e la Lega. Ultimatum: Bussola si dimetta o gli siano revocate le deleghe. Il Sindaco: “L’assessore gode della mia fiducia. Le tensioni hanno poco a che fare con l’inchiesta della Procura e molto con gli interessi politici”.

Settembre 2011. Punto a favore degli indagati, tra cui il sindaco Mazzi: “L’inquinamento è sotto i limiti”: il limite massimo di inquinamento consentito è rispettato.

Però l’Arpav confermata la costosissima bonifica (4 milioni), necessaria e imprescindibile. I 36.474 mq di località Ferlina sarebbero stati riconvertiti a discarica abusiva con la finalità, non andata in porto, di essere venduti alla Magazzini Generali Spa. Si tratterebbe, per lo più, di fanghi accumulati nel terreno finito al centro dell’inchiesta: risulterebbero da classificare come rifiuti e non alla stregua di inquinamento.

Conclusione: dal punto di vista penale si alleggerisce l’ipotesi di reato per le 7 persone indagate. La Procura contesta loro la triplice accusa di discarica abusiva, omissione di atti d’ufficio, truffa aggravata. Le operazioni di bonifica sono a carico del Comune, proprietario dell’area. Spesa stimata dal consulente del Tribunale: almeno 4 milioni. A tale esborso si potrebbero aggiungere la caparra raddoppiata da restituire ai mancati acquirenti, le spese legali e le richieste danni che potrebbero gravare sugli indagati, amministratori pubblici in primis. Si prospetta lo spettro della Corte dei Conti, a cui la Procura ha già recapitato (atto dovuto) tutti gli atti. Sta all’accusa la prossima mossa.

Ottobre 2011. L’Amministrazione comunale di Bussolengo è stata accusata di aver estratto ghiaia dall’area de “La Ferlina”, oggi sotto sequestro giudiziario, di averla riempita con i fanghi del vecchio depuratore e di averla poi venduta alla Magazzini Generali Srl, che poi ha presentato una denuncia alla Procura. Secondo il Sindaco, però, l’assoluzione per uno degli indagati, il geometra comunale Mirko Beccherle, per un’altra vicenda relativa al depuratore, dimostrerebbe che “tutto si è svolto secondo la norma, con correttezza”. Se quei fanghi non sono rifiuti, non c’è nessuna discarica abusiva. E se non c’è una concentrazione pericolosa di inquinanti, non c’è necessità di qualsivoglia bonifica. Di più: secondo il Sindaco, Magazzini Generali Srl era a conoscenza di quanto nascondeva il sottosuolo de “La Ferlina” poiché tutto era evidenziato nel piano di caratterizzazione, allegato al preliminare di vendita.

Se è così, perché gli acquirenti hanno presentato denuncia contro il Comune? Per Mazzi la spiegazione è economica e politica: “il castello di falsità e calunnie è stato costruito ad arte”.

Le indagini sulla discarica di Bussolengo: novità importanti.

Novembre 2011.  A nove mesi dal provvedimento di sequestro del gip Rita Caccamo, sollecitata della Procura scaligera, l’inchiesta giudiziaria sull’area dell’ex depuratore di Bussolengo, in zona Ferlina, fa segnare una clamorosa svolta: i giudici della Corte di Cassazione decretano la rimozione dei sigilli dai 36.474 mq al centro della questione: provvedimento opposto rispetto all’orientamento della magistratura scaligera che ha respinto quattro istanze di rimozione dei sigilli presentate dalla difesa al Tribunale del Riesame. A febbraio il “no” del collegio presieduto dal giudice Guidorizzi: l’area non avrebbe potuto tornare alla disponibilità del Comune in quanto gli Amministratori avrebbero attivato un bando per vendere i quasi 40.000 mq dell’ex depuratore “senza neppure attivare le procedure almeno di ripristino e regolare smaltimento dei rifiuti presenti”. La Corte di Cassazione ora accoglie il ricorso del Comune.

Si rinfranca il sindaco Mazzi: “I giudici romani hanno annullato l’ordinanza di rigetto del Tribunale di Verona, rinviandola allo stesso tribunale per un nuovo esame. Non sono state depositate le motivazioni, ma è chiaro che la Suprema Corte ha valutato le produzioni documentali del Comune, già fornite al giudice di primo grado, accogliendo la ricostruzione della storia del sito operata dal Comune e la conclusione che nessuna discarica di rifiuti è mai stata fatta su quel terreno. Dopo aver stabilito, con la sentenza del giudice Piziali del maggio di quest’anno, che il depuratore non versava fanghi sul terreno, un altro colpo si abbatte sul castello di accuse e calunnie formulate negli esposti che hanno dato impulso alle indagini e che sono contenute in perizie inattendibili che, in un primo tempo, hanno pure fuorviato le indagini degli investigatori. Finalmente la verità sta venendo completamente alla luce”.

La Procura ha già deciso di insistere con le indagini.

Attendiamo la verità.

 

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