Il fallimento della Lega Nord nei Comuni del veronese: Bussolengo

da “Un viaggio nella Lega Nord” (12)

Il fallimento della Lega Nord nei Comuni del veronese. Non solo Bovolone, Nogara e Legnago ma anche Bussolengo.

Alviano Mazzi, della Lega Nord, è al secondo mandato: Sindaco da 8 anni.

Marzo 2010. La Bussolengo leghista, sull’esempio del Comune (leghista) di Legnago, si aumenta la paga: più 10% per Sindaco e Assessori, per circa 50.000 euro. Effetto immediato. Con arretrati. Stupiscono l’inopportunità della decisione in periodo di crisi economica e la spavalderia di farlo in campagna elettorale. Segno che si pensa che il tempo dell’indignazione sia consegnato al passato.

Reagisce il P.D. che si era visto bocciare, per mancanza di soldi, un emendamento che tagliava l’Irpef ai meno abbienti (costo previsto proprio 50.000 euro): “Meglio usare la somma per pensionati e lavoratori o per aumentare gli stipendi agli amministratori comunali?”.

Gennaio 2011. Brutta aria a Bussolengo: discarica abusiva?

Quanto segue è tutto da verificare: la verità appare ancora lontana. E’ giusto però essere informati, per poter valutare.

Per la Procura qualcuno, con l’avvallo del Sindaco, avrebbe seppellito abusivamente oltre 53.000 mc di rifiuti in località Ferlina, in un terreno che, fino a un paio di anni fa, ospitava il depuratore: terreni da riporto, macerie e plastica dispersi in un’area di 7.000 mq. Non solo: si sono rinvenuti fanghi da depurazione e liquami. Si sospetta che gli “scarti” prodotti dal depuratore venissero ammassati in un angolo dell’area, invece di essere regolarmente smaltiti in discarica.

L’Amministrazione conosceva la realtà: con delibera del maggio 2004, la Giunta prese atto della “situazione igienico sanitaria ormai non più accettabile, dovuta a difficoltà di drenaggio sul suolo”. Da qui ha preso le mosse l’inchiesta che ha portato al sequestro dell’area e all’invio di 7 avvisi di garanzia, per Sindaco; Francesco Bussola, assessore ai lavori pubblici; Leonardo Biasi, il dirigente comunale che firmò il progetto di sistemazione dell’area; Mirko Beccherle, responsabile tecnico del depuratore; rappresentanti della “Givani Srl” di Palazzolo e Dario Zulberti, tecnico.

Accusa: gli indagati avrebbero compiuto una truffa mettendo in vendita l’area nonostante non fosse stata eseguita la bonifica, allegando al contratto preliminare di compravendita “la relazione del geologo Dario Zulberti (indagato) che attestava falsamente che l’area in oggetto non era contaminata. Magazzini Generali Srl acquistò il terreno, di 36.474 mq e avrebbe versato, in due rate, oltre 2 milioni di euro. Quando si accorse che il sito era inquinato, recedette dall’acquisto e chiese la restituzione della caparra.

Il Comune rischia la bancarotta.

Titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore Valeria Ardito: “Se verrà dimostrata la fondatezza delle accuse, il Comune andrà incontro a gravi difficoltà economiche, la cui responsabilità è degli amministratori. Le conseguenze piomberanno sui cittadini per colpa di chi ha sbagliato”.

Ecco i conti: bonificare l’area costa 4.300.000 euro. Il Comune dovrebbe restituire alla Magazzini Generali circa 5 milioni (il doppio della caparra versata). Più una decina di milioni di sanzioni. Un’enormità per Bussolengo. “Invieremo la documentazione alla Corte dei Conti”, assicura il magistrato. In mano alla Procura ci sono le informative di Arpav e dei carabinieri, i documenti acquisiti in municipio e l’esposto dell’avvocato Luca Tirapelle, che segnala le presunte irregolarità per conto di Legambiente.

Il Sindaco respinge le accuse: “L’area non è contaminata. Se hanno scaricato fanghi del depuratore, l’hanno fatto tenendo il sottoscritto e gli assessori all’oscuro di tutto. Se le accuse sono vere, il Comune è vittima, non carnefice. C’è chi vuole le mie dimissioni; ma a quel punto chi tutelerebbe Bussolengo? Con la mia squadra, ho trasformato la città, migliorandola sotto tutti i punti di vista”.

Ecco una persona che ha imparato la lezione: “Dopo di me il nulla”.

Indagini, tutte da verificare, a carico dell’Amministrazione leghista di Bussolengo. 

Si concentrano nella zona centro orientale dell’area della Ferlina, dove, fino al 2006, sorgeva il depuratore. Lì, secondo la Procura, “sono state compiute una escavazione e un riempimento con una miscela di terreni naturali da riporto, tessuti vegetali, macerie, plastiche, nylon, terreni granulari con liquami, fanghi da depurazione, dreni ciottolosi con resti di fanghi”. Accanto al depuratore, era stata creata una discarica abusiva: le ruspe toglievano  la terra per riversarvi gli scarti prodotti dall’impianto. Ipotesi per ora.

Ai carabinieri sono state consegnate foto scattate tra il 2004 e il 2010 che testimoniano la presenza di scorie blu e lo stato dell’area. Nell’ottobre 2006 Arpav verificò che la dispersione delle acque “avveniva attraverso una lunga serie di trincee scavate all’esterno dell’area del depuratore per gran parte colme di fanghi”.

Il Comune incaricò la ditta Givani di “demolire le strutture murarie del depuratore, spianandole e interrandole assieme ai liquami che invadevano il terreno e ad altri rifiuti di natura mista”. Il tutto, secondo il pm, “sotto la supervisione dell’assessore Francesco Bussola, col benestare del sindaco Alviano Mazzi e dell’architetto Leonardo Biasi”.

Il Comune ha poi messo in vendita il terreno, acquistato da Magazzini Generali con un contratto preliminare, con allegate le analisi del 2009 che definivano l’area “non contaminata”.

Maggio 2010: proteste dell’acquirente che rileva che “la cava era riempita di fanghi e di rifiuti solidi urbani”. Il Comune, con una relazione integrativa, ammette la presenza di uno strato di riporto costituito “talora da limi sabbiosi con ghiaia e ciottoli e talora da limi di colore più scuro: situazione sconosciuta all’Amministrazione e ai suoi tecnici”. Si ribadisce la non contaminazione dei terreni: “lo stato ambientale non va a inficiare la possibilità di uno sfruttamento edilizio commerciale-industriale dell’area, ferma restando la necessità di rimuovere le sacche di rifiuti”.

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