A Legnago l’opposizione punta il dito contro il nepotismo di alcuni amministratori

da “Un viaggio nella Lega Nord” (10)

I Consiglieri di opposizione si presentano in Consiglio comunale in passerella, con abbigliamento insolito, per denunciare la “parentopoli in salsa verde” del Sindaco leghista: indossano magliette una diversa dall’altra, con scritte eloquenti:

– “Bariani non è mio fratello”. Si allude all’ingresso in Giunta come assessore al Bilancio di Alessio Bariani, fratello del capogruppo del PdL Riccardo. Sostituisce la dimissionaria Torelli Anna Maria sacrificata dai vertici del PdL con l’intento di compattare partito e maggioranza.

– “Non sono foglio di Raganà”. Si allude alla nomina nel CdA della casa di riposo del figlio del Presidente del Consiglio comunale, del PdL.

– “Mio padre non è De Lorenzi”. Si critica l’investitura del figlio dell’assessore e consigliere provinciale, leghista, Maurizio.

– “Giarola non è mio fratello”. Si attacca la presidenza del collegio dei revisori dei conti, attribuita a Luciano Giarola, marito del consigliere delegato alla Cultura Ester Bonfante.

– “Non sono la moglie di Rossini”. Si critica la presenza nello stesso organo della moglie di uno dei politici di spicco del PdL legnaghese: Agostino Rossini.

– “Non ho parenti eccellenti”.

L’opposizione contesta il rimpasto all’insegna della parentopoli  e sbeffeggia le nomine formato famiglia: “L’Amministrazione, senza pudore, garantisce incarichi pubblici a figli di papà e a parenti di amministratori e politici”.

Damiano Ambrosini: “E’ degenerazione politica, dovuta alla necessità del Sindaco di tenere in piedi una Amministrazione che perde pezzi. Non si può lasciar passare una logica vergognosa che non ha precedenti a Legnago”.

Claudio Marcon, consigliere del P.D.: “Il sistema confonde gli interessi dei legnaghesi con quelli delle famiglie che governano la città. Con la nomina di Bariani, fratello, abbiamo toccato il fondo. Questo metodo mina la credibilità di chi amministra e getta una pesante ombra sulla trasparenza e sulla obiettività delle sue scelte”.

Il Sindaco: “Sono disgustato di questa trovata svilente, di questa messa in scena offensiva e irrispettosa delle Istituzioni, orchestrata da persone che predicano bene dopo aver razzolato male. Non si deve mai sconfinare sul piano personale. Chi ha visto il suo nome su quelle magliette senza poter replicare, perché non è parte del Consiglio, ha potuto sentirsi offeso. E’ tentativo di spargere fango. Qualcuno potrebbe presentare denuncia alle autorità competenti. Difendo le nomine e le rifarei: le persone si giudicano per il loro operato, non per il cognome che portano”.

Discorsi, quelli del Sindaco, che lasciano sconcertati: pesa l’assenza di senso etico, della consapevolezza che chi fa politica è al servizio delle Istituzioni e della popolazione e che di questo tutti si devono rendere conto. Nessuno può neppure lontanamente sospettare che chi governa si serva delle Istituzioni a suo vantaggio. Chi si comporta in questo modo va cacciato dalla politica. Oggi non è così e i cattivi esempi vengono dall’alto. Con conseguenze evidenti.

A Legnago Popolo delle Libertà contro Popolo delle Libertà, compiacente la Lega Nord

Settembre 2011. Nuovi strappi a Legnago: Maurizio Raganà,  Alessandro Rettondini e Riccardo Bariani, consiglieri PdL, chiedono l’estromissione dalla Giunta di Paolo Longhi, loro compagno di partito (vicino ai fratelli Giorgetti), il più votato del Centro Destra nelle elezioni del 2009, assessore ai Lavori Pubblici, ora vittima di una guerra dentro la maggioranza. I tre, con una lettera a sorpresa, sollecitano ufficialmente la segreteria della Lega, e quindi il Sindaco, a silurare il compagno di partito. Il sindaco Rettondini risponde: “Ho già prospettato la situazione a Longhi: dovrà dimettersi, altrimenti sarò costretto a togliergli le deleghe”.

Longhi non si dimette; mette gli avversari di fronte alle loro responsabilità: “Sia il Sindaco a destituirmi”. La Lega nega di essere la regista del rimpasto; accoglie però l’allontanamento come provvidenziale per uscire dall’immobilismo. Il segretario Maurizio De Lorenzi: “Non ci sono disegni sotterranei per colpire Giorgetti. Non c’entriamo né noi né Verona e Tosi. Prendiamo atto della richiesta di consiglieri PdL per la stabilità amministrativa”.

A Longhi subentra l’architetto Moreno Nalin, con delega ai Lavori Pubblici.

Giorgetti: “Mi rammarico che a Legnago il Sindaco sia sotto tutela: revocando il mandato a Longhi dimostra un potere limitato e una miopia politica che apre un clamoroso precedente”.

Non basta. Raganà, Rettondini e Bariani chiedono che il PdL Loris Bisighin , delegato a Personale e Istruzione, non sia più vicesindaco, liberando una poltrona pesante per l’area di Agostino Rossini: nuovo vicesindaco è l’assessore esterno al Bilancio Alessio Bariani.

I rappresentanti di Giovani Italia ciedono un intervento tempestivo dei vertici PdL e denunciano: “Scandalosa manovra, contraria alla volontà popolare e alle regole della democrazia”.

* Il commissario Stefano Bertacco chiede l’espulsione dal partito di Raganà, Rettondini e Bariani.

Fine settembre. Alessio Bariani, neo vicesindaco: “Il gruppo consiliare mi ha assegnato il ruolo di vicesindaco. Sono pronto a rimettere l’incarico, qualora si renda necessario per la stabilità dell’Amministrazione”.

Maurizio Raganà, presidente del Consiglio comunale: “L’incarico è stato tolto a Bisighin per dare un segnale politico: in questi due anni lui e Longhi hanno agito da solisti sottraendosi al confronto con i consiglieri. Non ci sentiamo traditori. Unico colpevole è semmai il commissario, al quale in questi mesi abbiamo chiesto invano di intervenire per garantire stabilità”.

Nota: ricordate Adamo ed Eva nel paradiso terrestre? La colpa è degli altri.

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