Piano degli Interventi: Giorgio Massignan

da “Piano degli Interventi 2011” (7)

E’ particolarmente incisivo quanto dice Giorgio Massignan, a nome di “Italia Nostra”

Il dato positivo è che finalmente con il P.I. la zona Sud di Verona ha un piano urbanistico varato dalla Giunta. Però la progettazione ingloba un vizio di partenza: una corretta pianificazione territoriale vorrebbe che la Pubblica Amministrazione indicasse cosa è necessario fare nelle aree dismesse individuate dal PAT. Ai privati toccherebbe, in un secondo tempo, decidere, sulla base di questo quadro, se e quanto investire. Poi la Pubblica Amministrazione torna sull’area per progettare viabilità e trasporto pubblico. Si sta facendo l’esatto contrario, ribaltando la logica dell’intervento: prima i privati hanno comprato le aree, nel momento stesso in cui sono state dismesse; hanno redatto i progetti con l’unico criterio (corretto dal loro punto di vista) di ricavare la più alta redditività possibile: azione prettamente speculativa. La Pubblica Amministrazione era assente; non ha dettato nessun criterio: il suo intervento è stato solo successivo. Uno dei risultati: ci troviamo con un centro commerciale in una zona, quella delle ex Cartiere, che semplicemente non può sopportarlo. Chiunque si occupa di urbanistica si mette le mani nei capelli quando vede il progetto. Con un afflusso di 1.500 persone al giorno solo per contare gli addetti che ci lavoreranno, gli intasamenti non si eviteranno nemmeno se ci si sposta con gli elicotteri. Partiranno molti altri interventi: tra 10 anni i nodi verranno al pettine e il Comune dovrà intervenire con soldi pubblici per cercare di risolvere questi danni. E questi soldi non si potranno scaricare sui privati. E la Pubblica Amministrazione oggi non li mette in preventivo.

Quello previsto a Verona Sud poi è verde pubblico solo sulla carta: il Comune lo conta come tale, ma hanno ragione i Comitati: non sarà verde fruibile: è verde di servizio, funzionale ai centri commerciali o direzionali, non ad uso collettivo.

L’Amministrazione Tosi affida ai privati e al loro potere economico la pianificazione del territorio, espropriando se stessa del diritto-dovere di programmare e gestire l’uso del territorio. A Verona Sud, zona industriale a pochi chilometri dal centro storico, gli Amministratori pubblici, invece di analizzarne il potenziale e coniugarlo con la vocazione e le potenzialità di Verona all’interno di un piano territoriale unitario e organico, e di predisporre un piano unitario di recupero delle aree dismesse, preferisce ricucire le proposte di gruppi di imprenditori privati, realizzando una sorta di abito di Arlecchino. Giacino afferma che l’80% delle costruzioni è su aree da riconvertire e che la metà di queste resterà a verde? Secondo un primo calcolo, solo a Verona Sud si realizzeranno circa 4 milioni di mc: un milione di edifici residenziali e tre milioni tra direzionale, commerciale e alberghiero, senza contare i 300.000 mc alle ex Cartiere. Da nessuna analisi si evince che Verona ha bisogno di centri direzionali e commerciali e neppure di nuove abitazioni. La trasformazione delle aree è stata suggerita dalla partecipazione degli operatori immobiliari privati nei processi decisionali e strategici pubblici locali. Nei fatti, la Pubblica Amministrazione, sentiti gli imprenditori privati, ha seguito il mercato immobiliare e ha permesso la realizzazione di tipologie edilizie ritenute commercialmente allettanti. Il suolo viene concesso alle trasformazioni immobiliari per finanziare servizi, eventi e stipendi decisi dal Comune.

Si trascura la questione decisiva: la mobilità. La riqualificazione dell’intera area meridionale presuppone un notevole flusso di traffico; ma, anziché intervenire nella zona Sud, si investono somme enormi per il Passante Nord, con traforo della collina e Strada di Gronda, funzionale solo alla viabilità extra urbana e autostradale: intervento che modificherà lo sviluppo urbano, spostandolo verso le aree settentrionali e occidentali. Invece di programmare un sistema della mobilità basato sul trasporto pubblico, si preferisce la grande opera infrastrutturale.

Ci riferiamo a zone di grande pregio ambientale: la collina. Con cambio di destinazione d’uso possono trasformarsi in edificabili ed essere cedute, come aree di compensazione, ai privati: a coloro che, con la formula del ‘project financing’, realizzeranno il Passante.

Domanda di Tito Brunelli: il fatto che, con enormi costi, si punta sul traforo delle Torricelle e contemporaneamente si pianifica lo sviluppo della città a Sud, sta in piedi? Tanto più in tempi di crisi finanziaria?

Constatazione. Giorgio Massignan ci fa capire come stanno le cose. Rileggiamo ciò che ci dice e facciamone tesoro.

Continua Massignan. SOS per le ville: “Non toccatele”. Allarma la possibilità che il P.I. possa intaccare la bellezza di alcune delle dimore più sfarzose e storicamente rilevanti di Verona: le ville Arrighi, Buri, Giusti del Giardino, Pullè, Wallner, Arvedi e tante altre: tutte inserite nel piano con vari gradi di tutela, per nulla rassicuranti”. Massignan mostra foto di ville venete e di edifici storici “in cui si interviene in maniera pesante con ampliamenti e demolizioni”.

Imputa al P.I. di essere sovradimensionato rispetto alle esigenze della città. “Il saldo demografico è a zero; gli abitanti sono 250.000; su quali basi il Comune prevede un aumento? Il patrimonio edilizio cittadino è sufficiente per 400.000 persone. Il P.I. si adegua alle spinte di gruppi di interesse privati”. Italia Nostra chiede di azzerare i progetti di nuove case e gli ampliamenti sia di edifici storici e ville venete, sia in zone collinari e agricole, sia in borghi come Avesa, Quinzano, Parona, Santa Maria in Stelle: molto meno cemento, tanto più che a Verona ci sono 10.000 case sfitte o mai abitate e tanti edifici per uffici o negozi vuoti.

Circa la tutela del paesaggio naturale, Massignan nota che “questo non è un piano che programma il territorio: permette che siano occupate le poche aree ancora libere all’interno del tessuto urbano e si sfrangi ulteriormente con una edificazione disordinata e diffusa”.

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