Piano degli Interventi. Ascoltiamo altri oppositori

da “Piano degli Interventi 2011” (6)

Cristiano Maccagnani: un originale oppositore al P.I.: è consigliere comunale leghista. Per disciplina di partito ha votato il piano, ma critica: “Siamo il passato!! Discutiamo di case e palazzi che inonderanno Verona senza alcun criterio. Bisognerebbe ristrutturare il centro, pensare a case con giardini per migliorare lo stile di vita di noi tutti e invece assecondiamo i palazzinari. Sono mortificato!”. Qualche ora dopo: “Il P.I. è uno  strumento sofisticato e all’avanguardia. Però, a conti fatti, in certe zone, come lo Stadio, c’è una bella spinta al cemento. Sono da poco tornato dalla Germania, dove anche le periferie sono dei giardini. Non posso fare a meno di rilevare che da noi si continua a puntare sul mattone e sulla cubatura. Tempo fa chi aveva un terreno agricolo e lo trasformava in edificabile diventava ricco; oggi si può pensare in questo modo, con la crisi che c’è? I privati che hanno proposto gli interventi dovranno sborsare contributi consistenti in cambio dei cambi di destinazione d’uso e degli aumenti di cubatura”.

“Sinistra, ecologia e libertà”

Il P.I. va rifatto: non coglie i cambiamenti in atto, che impongono una maggiore tutela del territorio. Si deve evitare un consumo forsennato del suolo e una cementificazione incessante. Va valorizzato il patrimonio edilizio esistente, rendendolo in grado di risparmiare energia. I dati demografici stagnanti contrastano pesantemente con le previsioni di PAT e P.I.: al maggio 2011 Verona aveva 264.082 abitanti. Secondo PAT e PI dovrebbe averne 278.000 e nel 2016 arrivare a 287.000. Vanno ridimensionate le previsioni di nuove costruzioni. Si demanda a privati la trasformazione del territorio. Il P.I. prevede 4,3 milioni di mc di residenziale; più 700.000 non attuati del vecchio PRG; più 750.000 di riserva. In 5 anni il P.I. consumerà metà della potenzialità edificatoria complessiva. Proposte: aggiornare il quadro conoscitivo; ricalcolare le previsioni di volumetria; stralciare le aree di espansione; verificare consumo del suolo e inquinamento; incentivare l’utilizzo del patrimonio edilizio esistente e coordinare il P.I. con i Piani aria, energia, mobilità e trasporto pubblico locale. Per favorire l’edilizia si può introdurre una forma di patrimoniale imponendo di compiere su case e fabbricati interventi per il risparmio energetico, il che creerebbe molte opportunità di lavoro”.

Legambiente:  “Non si fa cassa con l’urbanistica”

Lorenzo Albi, presidente provinciale: “Giacino racconta il lato positivo del P.I. I cittadini devono sapere cosa accadrà nei quartieri in cui abitano. L’errore più grave è delegare ai privati la gestione urbanistica della città. E’ piano fatto su misura per soddisfare appetiti privati e se per la zona industriale ciò è almeno in parte accettabile, per gli altri quartieri è un disastro: significa consumo di suolo agricolo e interventi a macchia di leopardo, dispersi su tutto l’ambito comunale, privi di un disegno organico per conseguire l’obiettivo di città compatta: un coacervo di interventi, in molti casi di rilevanti dimensioni, che consumeranno nuovo suolo, in presenza di un mercato stagnante con innumerevoli abitazioni invendute e invendibili, dato che gli unici possibili acquirenti potrebbero essere giovani coppie e immigrati, la cui capacità economica si scosta anni luce dagli attuali valori di mercato. Verona si avvicina alle grandi città campionesse per consumo di suolo: anche aree agricole vengono rese edificabili”.

Michele Bertucco, presidente veneto: “Si costruirà senza una visione organica, con interventi frammentati, efficaci per gli interessi di costruttori e investitori, ma lontani dall’obiettivo di compattare la città. Pare di vivere negli anni 60 – 70 quando, per il boom economico, si costruiva ovunque e senza criterio. Invece siamo in una crisi di cui non si vede la fine e in città sono numerosi gli appartamenti sfitti o invenduti. Non si può pensare che l’Urbanistica sia un modo per fare cassa. Ci aspettiamo un Comune che non faccia lo speculatore immobiliare”.

* In riferimento alle enormi cubature previste, Legambiente cita dati demografici: “A Verona il picco di popolazione è nel 1971 con 266.205 abitanti. Per un decennio poco cambia. Poi il declino. Nel 2001 siamo 253.964. Si risale lentamente, grazie agli immigrati, fino ai 263.964 di oggi. Ma nel 2009 c’erano 1.500 residenti in più. Insomma in 40 anni la popolazione è sostanzialmente stabile. Eppure si è costruito tanto e si continua ancora. Nel 2006, anno di adozione del PAT, si stimò che in 10 anni la popolazione sarebbe cresciuta di 25.000 unità. Conseguenza: 5 milioni nuovi di mc di residenziale. In realtà in 5 anni la popolazione è cresciuta di 4.000 unità, la maggior parte stranieri. Dagli anni 70 a oggi i residenti in città sono gli stessi; leggermente calati negli ultimi due anni. Non si capisce dunque a chi serviranno questi nuovi appartamenti. 300 interventi da progettare e l’ipotesi di costruire circa 4 milioni di mc è oltremodo sovradimensionato per la realtà veronese”.

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