Enti economici veronesi (7)

Riuscirà Banco Popolare a riprendersi dopo il grande tonfo e a conservare autonomia e libertà decisionale?

Metà luglio 2011:

– Banco Popolare supera l’esame europeo.

– Nessuno si aspettava una riorganizzazione, annunciata in assemblea a Lodi, in tempi così rapidi. Probabilmente non sarebbe accaduto in tempi normali, tanti sono gli interessi e i particolarismi. Sta di fatto che Banco Popolare dà il via a un piano di fusione per incorporazione in Banco Popolare delle quattro banche territoriali: le Popolari di Verona, Novara, Lodi (comprese Crema e Cremona) e la Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno, entro il 2011. L’operazione non include il Credito Bergamasco, che resta quotato. Il modello prevede divisioni territoriali, corrispondenti alla geografia dei marchi storici, integrate nella banca capogruppo. Conseguenze rilevanti:

– si semplifica la struttura con un risparmio sui costi di oltre 90 milioni annui: 50 da minori oneri e imposte; 10 da minori spese amministrative; 30 da minori costi del personale:

– l’organico sarà ridotto di 650 persone entro il 2016 tra esodi incentivati e riduzione del turnover;

– si risparmierà anche su CdA e direzioni;

– le sinergie influiranno sul piano industriale, prevedendo un utile netto di 647 milioni al 2013, con un aumento di 44 milioni, e di 997 milioni nel 2015, con un incremento di 67 milioni.

Il modello ‘grande banca’ cambia la governance. Saranno quattro le divisioni territoriali, che manterranno i marchi commerciali noti, evitando sovrapposizioni di filiali:

– Banca Popolare di Verona, con 650 sportelli e 3.200 addetti, a presidio di Triveneto; Emilia Romagna e Mantova;

– Banca Popolare di Novara, con 590 sportelli e 3.200 addetti tra Nord Ovest, Milano, Pavia, Lazio e Sud Italia;

– Popolare di Lodi, con 580 sportelli e 3.400 addetti in Lombardia, parte della Liguria, Toscana, Umbria.

– La quarta divisione, che resta società separata, sarà il Credito Bergamasco, con 270 sportelli e 1.600 addetti in Lombardia e a Roma.

Alle divisioni faranno capo sei nuove direzioni territoriali a Verona, Modena, Lodi, Lucca, Novara, Roma. Il numero delle Aree affari sarà ampliato da 63 a 80, riducendo i clienti per filiale, mentre i clienti con grandi patrimoni continueranno ad essere seguiti da Banca Aletti.

Si semplifica la governance superando il dualismo tra Consigli di sorveglianza e di gestione.

Un’assemblea straordinaria approverà il progetto di un CdA unico, con un massimo di 24 membri, di cui 3 o 4 (amministratore delegato compreso) scelti tra i dirigenti del gruppo e gli altri nominati mantenendo per i quattro quinti la ripartizione territoriale .

Presidente, due vice, amministratore delegato e due consiglieri scelti tra i dirigenti del gruppo faranno parte del Comitato esecutivo.

La scelta del Presidente sarà sottratta all’attuale vincolo territoriale.

La sede legale e amministrativa resterà a Verona.

Le assemblee ruoteranno tra Verona, Lodi e Novara.

Il Consiglio si terrà periodicamente anche a Lodi e Novara.

Il mercato accoglie le novità in maniera altalenante: Banco Popolare chiude in Borsa in rialzo del 2,2% – a 1,439 euro, dopo essere salito anche al 5,9% di fronte a un indice generale in calo dell’1%.

Pochi giorni dopo, però, il titolo crolla a – 6,67%. Situazione fluida e incerta.

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