Questione demografica – Verona: ieri, oggi, domani (2)

Italia  –  dati demografici

I catastrofisti ritengono che solo 10 milioni di italiani vedranno la prossima fine secolo.

Nel 2051 in Italia vivranno 56 milioni di persone, comprendendo 9 milioni di immigrati. Il 34,6%  degli italiani avrà più di 65 anni. Il calo crescerà nei decenni successivi.

Negli ultimi 20 anni gli ultra 65enni sono passati dal 14 al 20%. Nel 2020 saranno il 25%.

I matrimoni in Italia sono stai il 6,5 per mille nel 1990;

– il 4,9 per mille nel 1998;

– il 4,1 per mille nel 2008 (il 4,9 in Europa).

Anno record è stato il 1972, con 419.000 matrimoni. Nel 2007 sono stati 250.360 e nel 2008: 249.242 (quasi la metà).

Calo del numero di unioni, bassa fecondità, aumento di divorzi, convivenze: crisi grave. Resta la voglia di famiglia, come elemento fondante della vita. Manca però la voglia di lanciarsi, di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Prevalgono il programmare e la volontà di controllo sugli eventi e sulla propria vita. Si aspetta il lavoro perfetto, il momento perfetto, il contesto perfetto. Non ci si muove.

Aiuti pubblici e un fisco amico della famiglia? L’Italia è al palo: detrazioni ridicole.

Aumenta  il numero di chi si sposa a 40 anni, magari dopo un periodo più o meno lungo di convivenza, in prova reciproca.

Riferendoci ai nuclei familiari, si verifica che:

– il 53 %    sono senza figli;

– il 21,9 % hanno un figlio;

– il 19,5 %  hanno due figli;

– il 4,4 %    hanno tre figli (un terzo di queste è a rischio povertà);

– lo 0,7 %   hanno più di tre figli.

Il 53 % è senza figli. Perché?

– per il 57,8 % : motivi personali; debolezza psicologica e culturale; incertezza del futuro; difficoltà

  di educare; paura di generare.

– per il 19,5 %  : motivi economici: pochi soldi e lavoro precario.

– per l’11,7 %   : attesa di tempi migliori.

– per il 9 %      : difficoltà di conciliare i tempi del lavoro e la cura dei figli.

– per lo 0,3 %   : carenza di servizi e casa è piccola.

Bambini nati fuori del matrimonio: nel 1990 erano il 6,5 %;

– nel 2008 erano il 17,7 % (più di 100.000).

Dati sulla crisi economica (anno 2008):

– il 7,1 % delle famiglie sono in ritardo con il pagamento del mutuo;

– il 5,7 % hanno risorse insufficienti per gli alimenti;

– il 10,9 % non possono riscaldare la casa adeguatamente;

– il 18,2 % non riescono a provvedere regolarmente all’acquisto di abiti necessari;

– il 17 % faticano ad arrivare a fine mese.

Divorzi

– negli ultimi 10 anni i divorzi sono aumentati del 101 %: più che raddoppiati.

– il periodo di buona convivenza tra coniugi dura mediamente 15 anni;

– picchi dell’età dei divorziandi: tra i 25-30 anni e tra i 60-65.

Nel 2008, rispetto al 2007, i divorzi aumentano dell’1,2% e le separazioni del 2,3%.

I minori coinvolti nelle separazioni sono 66.406; nei divorzi 25.495.

Conseguenze rilevanti sul piano economico e sociale. Aumentano i nuovi poveri.

Natalità. Nel 2009, dopo alcuni anni di lieve incremento, i nati (figli degli immigrati compresi) calano di 7.800 rispetto al 2008.

Politica. Dagli anni 80 l’Italia non investe sulle nuove generazioni: non è nazione per bambini.

Aumentano gli investimenti per i vecchi.

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