I Cattolici e il berlusconismo (2)

Quale atteggiamento tenere?

E’ errore sottovalutare il berlusconismo. Più grave è esserne complici e diffusori, più o meno coscienti. Succede a pastori e laici cattolici, troppo tolleranti nei confronti del berlusconismo e del leghismo, ad esso correlato. Domanda: è possibile essere cristiani e, insieme, berlusconisti e/o leghisti? Il berlusconismo sembra propugnare quel tipo di cattolico borghese che si accontenta di un richiamo, spesso solo a parole, a certi principi della dottrina cattolica (famiglia, salvaguardia della vita, bioetica) e ne dimentica e tradisce tanti altri (bene comune, solidarietà, accoglienza e promozione degli ultimi, giustizia e legalità, promozione della pace e della salvaguardia dell’ambiente naturale). Forse l’appoggio è funzionale a garantire la continuità di privilegi economici e fiscali verso la comunità cattolica. Il berlusconismo evidenzia quanto la politica sia un campo minato e basti poco per incorrere in ordigni pericolosi quali: privilegi, finanziamenti, campagne ed accordi elettorali, deleghe ai partiti. Nel momento in cui alcuni pastori adottano una prassi di presenza diretta e appoggio esplicito in politica, queste mine “esplodono” nelle loro mani e compromettono l’autenticità della testimonianza evangelica dei pastori e, di riflesso, delle intere comunità da essi rappresentate.

Sono tanti i motivi che consigliano vivamente l’abbandono di questa prassi. Accanto alle motivazioni teologiche e costituzionali, non vanno trascurate quelle pastorali: molti cattolici, laici e pastori, sono scandalizzati o infastiditi dal vedere alcuni esponenti della gerarchia troppo compromessi con settori politici. Si pensi all’assordante silenzio di diversi pastori sulle vicende immorali che hanno investito il presidente del Consiglio o, addirittura, a quei tentativi – pochi, grazie a Dio – di giustificare l’immoralità di alcuni politici con discorsi sulla “contestualizzazione” di alcuni atti o altri ipocriti giri di parole. Ha scritto profeticamente Silvano Fausti: “Basta reggere il moccolo a queste liturgie da Satyricon e aumentare la confusione per pescare meglio nel torbido! Dipende da noi credenti e da quanti hanno rispetto di sé e degli altri risvegliarci a saggezza. Pur amando buoni e cattivi – siamo tutti peccatori – diciamo con chiarezza male al male e bene al bene, senza guardare persone e interessi. Più profezia e meno scodinzolamenti. Ai santi patroni Caterina e Francesco, che vissero in tempi non migliori dei nostri, chiediamo che i vescovi siano sempre meno yes-man e più yes-Lord (Atti 5,29). I cristiani hanno la possibilità, anzi il dovere, di convertirsi e cambiare la situazione” (Popoli, febbraio 2011).

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