La povertà allargando gli occhi all’Italia

da: La Verona del sindaco Flavio Tosi (11)

Luglio 2010. In Italia il numero dei poveri aumenta di poco, ma la loro situazione peggiora: sono sempre più poveri. La crisi economica trascina i suoi bersagli ai margini della società. Sono giovani, operai, famiglie numerose, immigrati, bambini: persone già deboli diventano indigenti e barcollanti. Finora cassa integrazione e intervento dello Stato e della Chiesa hanno retto l’urto e salvato il ceto medio; ma cosa succederà quando questi aiuti si esauriranno?

Oggi 2.657.000 famiglie, il 13% della popolazione, vivono con meno di mille euro al mese.

I poveri che mancano dei beni essenziali sono 3.074.000, il 5,2% della popolazione.

L’indigenza colpisce un nucleo su dieci.

Causa pesante di povertà è il numero dei membri della famiglia: il 25% delle famiglie che ne hanno cinque o più sono povere, vivono in abitazioni fatiscenti e senza riscaldamento.

In una casa su sei si teme di non poter sostenere una spesa improvvisa.

In 2 anni sono 600.000 i posti di lavoro in meno con tracollo (- 6%) per le persone tra i 20 e i 34 anni. Si tutelano i padri e i figli si aggrappano alla famiglia, che mitiga gli effetti della crisi. Quando non c’è il guscio familiare, la mancanza di impiego si trasforma, in pochi mesi, in indigenza e  marginalità.

Le persone non autosufficienti in Italia sono 2.600.000 e costano 17,3 miliardi di euro (l’1,13% del pil).

Una famiglia su 10 ha in casa un anziano o un disabile, numero che crescerà molto.

Oggi gli over 65 sono il 20% della popolazione; nel 2051 diventeranno il 34,5% (avremo da accudire circa 250.000 non autosufficienti in più). Loro paracadute sono famiglia e badanti: quelle in regola sono 774.000; per loro le famiglie spendono 9 miliardi di euro all’anno. Se dovesse spenderli lo Stato?

Caritas: protagonista fragile di una situazione drammatica è la famiglia. Centri di accoglienza e mense sono sempre più pressati da richieste di aiuto di immigrati, di chi ha perso il lavoro e dai nuovi poveri: famiglie italiane normali che non riescono a pagare le bollette, la rata del mutuo, le spese per i figli. Crescono gli anziani soli, la cui pensione non basta per la spesa. Le famiglie esprimono bisogni per cibo, beni di prima necessità e accesso al credito.

Le “nuove povertà” sono collegabili a quattro situazioni: la solitudine di fronte alle difficoltà della vita; le conseguenze di una grave malattia di un familiare; la pensione minima che perde potere di acquisto; la separazione tra coniugi che ne lascia uno senza casa, con stipendio dimezzato e, talora, ai margini della società.

Bisogna privilegiare la ricerca del lavoro.

Ascoltiamo il Presidente dei Vescovi italiani, cardinal Bagnasco: “I beni della Chiesa sono per la vita della comunità, soprattutto per i poveri e i bisognosi. Alla radice di tanti mali e di tante povertà c’è il sottosviluppo morale. Il sostegno delle comunità ecclesiali è capillare, aperto a tutti, alla ricerca della soluzione dei problemi e dell’autonomia delle persone. La Chiesa non è agenzia di pronto soccorso, ma famiglia dei credenti in Cristo; promuove l’uomo nella sua integralità di anima e di corpo, di individuo e di società. San Lorenzo chiama i poveri “tesori della Chiesa”: umanità che attende soccorso e giustizia; nuovo modo di pensare e di agire”.

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