L’esempio di Verona nella questione Rom (6)

Continua la lettera di Tito Brunelli a mons. Bruno Fasani: ricostruzione storica della questione Rom

Io ho lavorato con i ‘nomadi’ fino alla tarda primavera 2003. Nel settembre 2003 (chiusura del campo Rom allo Stadio) ero già fuori gioco. La mia esclusione ufficiale risale al Natale 2003: 17 mesi prima che emergesse il caso Lizziero, che mi ha portato alle dimissioni anche dall’Assessorato ai Servizi Sociali. E’ mancato il coraggio di andare fino in fondo sulla questione Rom. Questione su cui Flavio Tosi ha impostato la sua campagna elettorale nel 2007. La sua proposta? Cacciamo i Rom, tutti. Non importava nulla delle persone coinvolte nel percorso da noi avviato. L’obiettivo era cacciarli come spazzatura, per avere voti. Una volta eletto Sindaco, ha continuato a dire: “Via i Rom!”. Se non si è arrivati a scelte gravi, dobbiamo ringraziare il Don Calabria, soprattutto Stefano Schena, che si è assunto il peso (con quale ringraziamento?) di trattare con il Sindaco; di accettare decisioni capestro, come il taglio delle utenze ai Rom; di trovare, in pochi mesi, soluzioni che avevano bisogno di più tempo. Il grazie va al nuovo Vescovo Zenti, che ha convocato (lui, non Tosi) in Curia le istituzioni, e alla Caritas: hanno trovato le abitazioni; alla cooperativa Azalea che si è assunta compiti impegnativi in un momento non favorevole a livello di opinione pubblica; a Medici del Mondo, che ancora accompagnano i Rom sul piano sanitario. “Meriti” di Flavio Tosi sono aver sveltito il processo in atto e l’intelligenza di sfruttare a suo vantaggio la disponibilità umana degli operatori, dei volontari e della Diocesi: “furbizia” benedetta visto che molte famiglie Rom hanno trovato un buon inserimento sociale. Il grazie vero, mai detto, va a chi si è prodigato per aprire il dialogo con i Rom, a don Valdemar (allora superiore del “don Calabria) e, ultimamente, a chi ha lavorato per recuperare 23 abitazioni, per l’autosufficienza economica di parecchie famiglie Rom, per la cura della salute, per la continuità dell’esperienza scolastica. Se molte Amministrazioni comunali percorressero la stessa strada, in 100 anni la questione ‘nomadi’ si porrebbe in altro modo.

Continua.

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