L’esempio di Verona nella questione Rom (5)

Continua la lettera di Tito Brunelli a mons. Bruno Fasani: ricostruzione storica della questione Rom

Un rimprovero mi faccio: Comune e Don Calabria dovevamo avviare subito, con altri Comuni e Province, il dialogo con l’Unione Europea per una maggiore responsabilizzazione nella questione, esigenza subito emersa. Un primo incontro è stato organizzato a Pisa, ma io ero già fuori.

Credo che abbiamo lavorato molto bene, al limite delle possibilità umane. Chi ha creato intorno a noi ostacoli di ogni tipo e ha aizzato la popolazione? I soliti, con Flavio Tosi alla testa. La loro proposta: sgomberare; chiudere i campi aperti; allontanare da Verona. A facilitare le critiche era la presenza di Rom ai semafori per l’elemosina. Ci sono state riunioni e riunioni per capire e per intervenire, partendo dalla consapevolezza che i Rom fino ai 14 anni erano a scuola e che i Sinti non vanno ai semafori. Molti venivano ogni giorno da altre città, soprattutto da Brescia, ma anche da Vicenza e Padova. Non siamo stati all’altezza della situazione.

Per completezza di informazione, faccio presente che, nello stesso periodo, abbiamo concretizzato un altro grave impegno, da tutti ritenuto al di fuori delle possibilità, teso a liberare la ex Cartiere dalla presenza abusiva organizzata di centinaia di immigrati (640, in parte stabili, in parte nei fine settimana, in parte di passaggio). Negli incontri tra Istituzioni si parlava di intervento dell’esercito. Ho chiesto (era il luglio 2002) un anno per tentare altre strade. Conclusione: quando, finito l’anno, la Polizia è entrata alle ex Cartiere, ha trovato circa 35 persone, in buona parte regolari. Quasi tutti gli altri avevano il permesso di soggiorno e lavoravano, in base alla sanatoria in atto. Meritorio lavoro, nostro e di molti gruppi del volontariato, nel silenzio. Probabilmente è andato bene perché si è lavorato in silenzio e i nostri amici oppositori non se ne sono accorti. Purtroppo quel territorio non si è recuperato ed è diventato centrale per la campagna elettorale di Flavio Tosi, candidato sindaco.

C’erano altri insediamenti tradizionali di nomadi nel territorio comunale (San Michele, Porto San Pancrazio, Sacra Famiglia, Fraternità, Chievo, San Massimo, … ). Oltre a quello dello Stadio, è rimasto quello storico di Forte Azzano, con un buon inserimento scolastico, lavorativo e sociale.

Continua.

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2 commenti

Archiviato in L’esempio di Verona nella questione Rom

2 risposte a “L’esempio di Verona nella questione Rom (5)

  1. Renzo Barzon

    Al sig. Brunelli e compagni
    Non è solo Tosi che non vede bene i rom,gli zingari, ma gran parte della gente.
    Perché sono egoisti cattivi? Perché sono razzisti? O perché questa persone hanno la fama di rubare e di non lavorare? Tempo fa, ho letto sui giornali, “nati per rubare”
    Barzon Renzo

    Oltre il 60% secondo alcuni sondaggi gli italiani non vogliono gli extracomunitari.
    Perché sono razzisti? Sono cattivi? O sono diventati egoisti come di ce il clero?
    Io sono convinto che la gente ha le sue buone ragioni che voi non ascoltate.

    Voi, come la sinistra, non ascoltate la gente ne cercate di mediare. Quindi non siete democratici.
    La gente si trova molto confusa!!!

    • progettoverona

      Un caro saluto, Barzon. Ho vivo il tuo ricordo e porto in me la presenza preziosa tua e di tua moglie, attivi e combattivi. A voi e i vostri familiari i miei auguri.
      Ho letto, tardi, il vostro scritto su Rom ed extracomunitari. Condivido: anche a me fanno fastidio (e ne farei volentieri a meno) i comportamenti di tanti Rom e di tanti stranieri: non è razzismo; è reazione naturale a gesti sbagliati.
      La politica valorizza tutte le presenze positive, di ogni provenienza e ha questo compito prezioso e insostituibile: vede i cattivi comportamenti e cerca una soluzione possibile perché chi si comporta male cambi atteggiamento. Di fronte a persone negative, cerca gli interventi capaci di garantire i comuni cittadini che ne soffrono la presenza e contemporaneamente pone le basi perché tutte le persone diventino cittadini responsabili e capaci di convivere attenti alla serenità di ciascuno. Questo compito non è facoltativo ed è urgente perché noi cittadini di cultura europea siamo sempre meno e sempre più vecchi, mente immigrati e Rom sono sempre di più e sono giovani. C’è da fare per tutti per creare una nuova convivenza e una nuova cittadinanza Tito Brunelli

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