L’esempio di Verona nella questione Rom (1)

Lettera pubblicata sul giornale Verona Fedele.

Gentile monsignor Bruno Fasani, sono padre di tre figli. Mi ha molto scosso la notizia della morte dei quattro bambini rom nell’incendio della loro baracca a Roma. Non si può morire così. Non è la prima volta e credo che purtroppo non sarà nemmeno l’ultima. Ormai non si tratta più di indignazione ma di una questione di civiltà. Questo  campanello d’allarme per la nostra società suona ormai da troppi anni. Occorre trovare soluzioni vere ad una questione che non è certo impossibile da affrontare. La questione degli zingari potrà così diventare una conquista di civiltà per I’intera nostra società.

Anselmo Ballarini

Risponde mons. Bruno Fasani

Caro lettore, a costo di attirarmi tutte le critiche del mondo, propongo Verona come modello riuscito nella soluzione degli insediamenti dei Rom, modello da proporre su tutto il territorio nazionale. Che cosa ha fatto questa amministrazione di concreto? Il sindaco ha convocato tutte le forze istituzionali operanti sul territorio (Prefettura, Questura, Caritas, Curia, Provincia…) e ha fatto una proposta. Ha chiesto a tutti di impegnarsi a trovare case e lavoro ai nuclei familiari dei Rom. E così è stato. Non tutte le famiglie hanno accettato, ma la maggioranza che ha aderito a questa proposto si è impegnata a guadagnarsi da vivere lavorando (quindi niente accattonaggio), a mandare a scuola i bambini (sotto il controllo degli assistenti sociali) e a vivere nella legalità. L’esperienza si sta rivelando assolutamente positiva e con grandissima soddisfazione, soprattutto dei bambini, restituiti alla loro dignità. La questione Rom si risolve con spirito di accoglienza e di fraternità, senza demonizzazioni, ma non senza la loro collaborazione. In questi casi tutto è consentito, tranne il pietismo.

P.S.: un giorno ci penserà la storia a giudicare se era giusto condannare in tribunale un sindaco (parlo di Tosi), accusato di razzismo, per essersi espresso a favore della chiusura dei campi nomadi. Se lo avesse fatto a Roma, oggi non saremmo qui a piangere quattro innocenti, vittime della società e delle loro famiglie. Forse non sarebbe un male se nei tribunali e nei consessi politici si cominciasse a far uso della ragione più che della passione e delle strumentalizzazionî di parte. Sempre che ragionare, senza frecce direzionali, sia ancora consentito.

Nei prossimi giorni sarà pubblicata la descrizione dei fatti, proposta da Tito Brunelli.

1 Commento

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Una risposta a “L’esempio di Verona nella questione Rom (1)

  1. franco

    Fasani mente sapendo di mentire. O almeno lo spero, perché se crede che questa amministrazione si faccia parte attiva per risolvere il problema del lavoro ai rom e ai sinti sono preoccupato per lui.
    Frequento con assiduità, perché ho amici, il campo sinto di Verona e meno quello rom. Salvo pochi che per iniziativa personale si sono trovati un lavoro stabile, gli altri vivono in un precariato per il lavoro incredibile. La maggior parte raccoglie ferro, le donne vendono piccole cose altri fanno il “moleta”. Se vi fosse una azione positiva di questa amministrazione per quanto riguarda il lavoro troverebbe di sicuro molti sinti e rom che sarebbero disposti a collaborare. Invece ci sono discriminazioni. Le società di lavoro interinale troppo spesso non prendono in considerazione chi è residente nei campi. Credo che Tito, nell’intervento previsto, possa essere più preciso e con una visione più completa della mia.

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