I soldi tolti alle famiglie in difficoltà economiche dove vanno?

I soldi tolti alle famiglie in difficoltà economiche dove vanno?

500.000 euro vanno all’identità veneta; finanziano così feste della befana, i pan e vin, presepi viventi, i mestieranti dei tempi andati, corsi di aggiornamento per docenti sul teatro in lingua veneta; il concorso “Disegna el Leon veneto” e la celebrazione di una “Festa del popolo veneto” il 25 marzo 2009. Soldi poi ai cantastorie e alle manifestazioni che “contribuiscono a mantenere vive la cultura e la storia del Veneto”. Spiega l’assessore leghista Franco Manzato: “La mia visione dell’identità veneta è ampia: si va dalle sagre, al teatro nelle scuole fino al design degli artisti veneti. Tutti questi aspetti vanno finanziati e non si può dire che togliamo soldi al sociale: amministrare significa avere una visione completa dei bisogni di una società. E bisogna dare i soldi per l’inglese così come per il dialetto”.

La festa veneta, nella data del “Natale di Venezia”, verrà celebrata a Verona, Treviso e Vicenza. Non a Venezia. Motivi politici? Massimo Cacciari, allora sindaco di Venezia: “L’idea di celebrare il Natale di Venezia senza coinvolgere Venezia mi fa semplicemente ridere. Studiare il teatro veneto, approfondirlo, dargli più spazio è positivo. Il teatro italiano è, a ben guardare, il teatro veneto unito a quello napoletano, con qualche contributo lombardo. Parliamo di un grande patrimonio culturale, di respiro europeo. Questa Regione, e Venezia in particolare, vantano una tradizione culturale e una storia di una specificità assoluta, non paragonabile a nessun’altra regione italiana. L’interesse e l’orgoglio per la propria identità fanno male quando puntano ad escludere le altre identità, a creare delle contrapposizioni, portando a credere che la propria sia superiore a quella degli altri: questo è il male. Se non ci fosse demagogia appoggerei”.

Gianfranco Bettin: “Non vedo nulla di scandaloso nella cura delle lingue locali. Il veneto è una delle grandi lingue italiane. Sarebbe un delitto lasciarla deperire, ma sarebbe un grave errore finanziare questo e non la mediazione linguistica, uno dei principali problemi della scuola oggi. Il tema dell’identità ha una sua dignità che va preservata con un approccio serio, fatto di un approfondimento e di iniziative adeguate”.

Gava (F.I.): “Una forza politica è portatrice degli interessi della sua parte, ma le esigenze della popolarità vanno conciliate con la necessità della responsabilità”.

Secondo i seguaci di Umberto Bossi, saremmo noi padani il frutto migliore di una razza bianca rigorosamente selezionata: l’essere padani da almeno 15 anni rende i nostri figli degni di ricevere i buoni scuola: non è una barzelletta; è una proposta di legge.

Torniamo al nostro Veneto e ai difensori della sua purezza: tendono a impedire che nella scuola entrino ‘corpi estranei’, esemplari di una civiltà di seconda mano. Senza il senso dei propri limiti la politica assurge a una concezione quasi salvifica della propria missione.

Un propagatore della fede leghista dovrebbe mettersi a ridere dopo il suo sermone. Compito leghista: traghettare gente ingenua e indifesa verso lidi sicuri dove lo ‘straniero’ non può mettere piede. Nessuno sembra preoccuparsi e sentire il bisogno di reagire.

*Alessandro Russello.

“Niente schei agli stranieri chi vivono sulla soglia di sopravvivenza con dignità, ma befane, pan e vin e presepi viventi. Sì alla difesa dell’identità; no alle politiche sociali: lo status di straniero è pregiudizievole del diritto alla cittadinanza, anche se ha un lavoro, paga le tasse e rispetta le regole. Gli oltre 400.000 stranieri regolari che lavorano in Veneto e mandano i figli a scuola, una volta smessa la veste dei produttori, devono smaterializzarsi e diventare invisibili in una società della cui carne fanno parte. In questa terra la cittadinanza è sempre stata riconosciuta a chi lavora e cerca di vivere con dignità. Se qualcuno intende fare a meno di questa presenza cominci a progettare e a spiegarci il nuovo mondo dei muri. Chi vuole cominciare?”

*Umberto Curi:

“La vera identità del Veneto, della quale essere orgogliosi, si è costruita attraverso una spiccata vocazione cosmopolita, mediante una tenace e coraggiosa apertura ai traffici e alle relazioni internazionali, soprattutto verso l’Oriente, mediante l’accoglienza a persone di lingue, tradizioni, religioni, costumi diversi, mediante una tolleranza diventata proverbiale. La vera identità di questa terra benedetta sta nella capacità di combinare insieme la costante ricerca dell’innovazione con il rivitalizzare tradizioni antiche. Quando si parla della storia e della cultura del Veneto, bisogna avere l’idea di quale straordinario patrimonio di idee, di esperienze, di creazioni artistiche, di saperi accumulati costituiscano la ‘cultura’ di questa Regione. Assistere economicamente famiglie in difficoltà, qualunque sia la loro etnia di appartenenza, è atto di elementare buon senso ed è anche il modo migliore e più coerente per salvaguardare l’identità storica del Veneto”.

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