Tosi: Un solo uomo al comando

Finché lo lasciamo fare, un solo uomo al comando

Collegialità?

Per un paio d’anni il Sindaco Tosi ha fatto quello che ha voluto, promosso dall’Italia intera. Assessori, Forza Italia, U.D.C., lista Tosi: zitti e allineati. Lo spirito che li anima è espresso dall’allora consigliera (poi vice presidente di AGSM, con lauto stipendio) Anna Leso: “Orgogliosa di votare il bilancio (quello del 2008) con il cuore gonfio di gratitudine per il Sindaco”.

Cortigiani, vil razza dannata.

Si salva A.N., in disagio per come si affrontano le questioni cittadine. Massimo Giorgetti, presidente provinciale, nel dicembre 2007, riferendosi al traforo, fa appello alla collegialità delle decisioni: “La politica deve avere umiltà nel cercare il massimo consenso”. Gli Assessori di A.N. non sono disponibili a prendere in esame un progetto blindato. Ancora: “Basta. Il metodo deve cambiare. I rapporti tra le forze politiche della maggioranza e la comunicazione interna della Giunta si devono mettere a posto. A questo punto i problemi sono politici. Il traforo non è gestito in modo collegiale: non abbiamo né visto né discusso la delibera. Sulla tramvia ci siamo stufati di sentire gli assessori avanzare le più diverse soluzioni tecniche: senza binari, con i fili, senza fili, con le ruote, in centro storico, fuori dal centro. L’operazione Polo Finanziario deve essere oggetto di una riflessione condivisa della maggioranza: cosa facciamo nell’area che torna libera: una spianata di parcheggi? E la promessa Consulta delle professioni e dell’economia? Occorre eliminare le lobby dei corridoi, consentendo alla città di esprimersi. Invito il Sindaco ad attivare questo tavolo assegnando l’incarico ad un apposito Assessorato. Se non vedremo fatti coerenti, faremo noi A.N. una apposita delibera”. – “Il metodo è sostanza. Vorrei conoscere il parere delle categorie su Polo Finanziario, traforo, tramvia, bilancio e piano triennale delle opere pubbliche. Dobbiamo essere in grado di decidere, ma con il coraggio di costruire il massimo consenso attorno alle nostre decisioni”. Giorgetti si riferisce anche al maxiemendamento al bilancio comunale (dicembre 2007) che ha deciso la vendita di immobili per una cifra di 115 – 170 milioni, senza preavviso, all’ultimo momento, segno di debolezza, di improvvisazione e del timore di ribellioni.

A.N. chiede una commissione tecnica per valutare il traforo (elasticità nel tracciato, impatto ambientale, sostenibilità economica) e la filovia.

Risposta del Sindaco: “Il caso non esiste. In Giunta si discute e c’è vero confronto”.

Il disagio scoppia con il caso A.M.I.A.  I consiglieri dell’azienda, appena nominati e prima di prendere provvedimenti di un minimo peso, aumentano la tassa sui rifiuti del 13% e si aumentano lo stipendio: il neo presidente Toffali passa da 45.000 a 65.000 euro; i quattro consiglieri da 15.000 a 24.000. Massimo Giorgetti: “Ci dissociamo su tutta la linea. L’aumento è stato approvato dall’assemblea dei soci (cioè dal Comune, socio unico), non dal Consiglio di Amministrazione. Non è passato in Giunta comunale. Questa scelta va condivisa: il Comune non è Tosi né Sandri (allora assessore), i quali sono dello stesso partito di Toffali (= decide la Lega, cioè Tosi). Semmai deve essere un piano per tutte le aziende, non solo per AMIA, con presidente leghista”.

Il Sindaco questa volta, a parole, riconosce: “E’ questione di metodo: avremmo dovuto parlarne prima in maggioranza (chiedo: perché non in Consiglio, come si è sempre fatto?), ma la cosa è avvenuta molto rapidamente”. Riconosce, ma nulla cambia. Caso chiuso.

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Archiviato in Comune Verona, La saggezza della memoria, Riflessioni

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