Il dialetto in cattedra. Esiste solo il Veneto?

Conosciamo la Lega Nord (7)

Il dialetto in cattedra. Esiste solo il Veneto?

Estate 2009. “Parlo solo il veneziano in Italia e all’estero. Se non mi capiscono peggio per loro. L’italiano è lingua straniera come il francese”. Introduciamo a scuola un’altra lingua europea? Macché: per la Lega Nord ciò che conta è parlare il dialetto. Come spesso avviene la Lega si spinge oltre il limite estremo, per incidere nella mentalità, farsi capire, colpire. Poi lascia, ritira la proposta e … la riprende. La Lega fa propaganda ed è sempre meno impegnata a risolvere i problemi veri del Paese. I suoi allunghi mirano a fare breccia nel cuore del profondo Nord. Sì: i dialetti sono patrimonio culturale, da studiare; sono manifestazione di una identità profonda, legata alla terra. D’accordo. Ma vogliamo tornare alle piccole patrie? Oggi il dialetto non unisce: serve a individuare e a isolare lo straniero che “minaccia la purezza delle nostre radici”. Diretta conseguenza è la scelta del corpo insegnante.

Arriva un disegna di legge, a firma Federico Bricolo (capogruppo Lega Nord al Senato) con l’obiettivo di rendere obbligatorie nelle elementari e nelle medie le parlate locali, “richiesta inevitabile con il federalismo”.

– Luca Zaia vede il dialetto (quale?) come materia di insegnamento: “Mi pare una proposta arricchente in una scuola che tra i suoi compiti ha quello di mantenere le tradizioni. In fin dei conti 7 veneti su 10 parlano e pensano nel loro idioma locale, che significa mille anni di storia, la difesa di una cultura, di una tradizione, della storia del nostro popolo. E’ difesa non di un dialetto, ma di una lingua”.

– Gian Paolo Gobbo: “Salvaguardiamo la cultura e la storia del nostro territorio, troppo spesso dimenticate dai libri scolastici che cancellano la Repubblica di San Marco, uno stato europeo e moderno”.

– Assessore Donazzan: “Emendamento folcloristico”.

– Morena Martini PdL di Vicenza: “Quale dialetto devono conoscere i professori che vengono a insegnare in Veneto? Pretendiamo piuttosto che sappiano parlare e insegnare bene”.

– Gianfranco Bettin (verde): “Siamo sicuri che un professore di Belluno conosca la lingua e la storia di Venezia? O semplicemente di Belluno? Occorre distinguere tra una battaglia giusta, il riscoprire e valorizzare il legame tra la scuola e il territorio, e la battaglia ideologica e propagandistica del Carroccio”.

*Maria Stella Gelmini: “La scuola assolve la funzione di integrare gli studenti immigrati”.

Una semplice domanda: va bene il dialetto, ma per la vita di oggi, dovendo scegliere, cosa è l’essenziale: il dialetto veneto (quale?) o la lingua inglese?

Il dialetto segna una distanza. Per l’integrazione serve puntare sulla conoscenza comune delle lingue oggi utilizzate. La conoscenza del territorio, poi, passa anche per vie che non sono quella linguistica.

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