Quello che il sindaco Tosi dice e quello che fa (41)

“I rapporti (delle confessioni religiose) con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze” (Costituzione della Repubblica Italiana, n° 8)

Il grande confronto sulla moschea si gioca a Milano

Luglio 2008. Il problema c’è: la moschea di Milano, in viale Jenner, è piccola. In occasione della preghiera, il venerdì, i musulmani riempiono i marciapiedi, creando disagio. Molti milanesi non gradiscono e vogliono allontanare la moschea dal centro della città. I musulmani rispondono: “Vogliamo sentirci a casa nostra nella nostra città. Noi siamo milanesi”.

C’è chi prospetta la soluzione di micro moschee, capaci di 2 – 3.000 persone,  diffuse sul territorio.

Forte è l’intervento della Curia diocesana:

– mons. Gianfranco Bottoni (responsabile delle relazioni ecumeniche della diocesi): “Dubito che le istituzioni civili, in un paese democratico, possano proibire un diritto costituzionale come la libertà religiosa e di culto. Oso sperare che non siamo caduti così in basso. Solo un regime fascista o populista arriverebbe a tali metodi dittatoriali. Diritto alla preghiera e diritto all’ordine pubblico devono convivere”.

Le prese di posizione si diversificano:

– Ignazio La Russa (A.N.): “Nessun divieto di culto. Pretendiamo solo che i sermoni siano in italiano e di conoscerne il testo prima”.

– Riccardo De Corato (vice sindaco): “Serve un posto non urbanizzato e fuori Milano”.

– Filippo Penati (P.D. – Presidente della Provincia): “Multiamo i musulmani che intralciano il traffico quando pregano”.

* Umberto Bossi: “Questa è casa nostra. Non regaleremo il paese a nessuno. Viale Jenner chiuderà. Rimpiango il nostro vescovo Maggiolini, che viveva tra la gente”.

* Ministro Maroni: “Il governo va avanti. Se l’opposizione non vorrà seguirci arriverà al suicidio politico. Cerco un altro luogo, adatto per la moschea. Mons. Bottoni si preoccupi della negazione dei diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire e girare”.

La Lega attacca direttamente il cardinale Tettamanzi che parla di “bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della città … ancor più urgente per fedeli che appartengono a religioni diverse da quella cristiana”

* Editoriale de “Il Giornale”: “Se il Vescovo fa il tifo per Maometto …”.

* Roberto Calderoli: ”Il cardinale. Uno degli ultimi baluardi del cattocomunismo, paladino delle moschee”.

* Matteo Salvini (Lega): “Lui (= mons. Bottoni) e il suo capo (= il vescovo Tettamanzi) fanno politica e screditano la categoria intera. Vada in Arabia Saudita a parlare coi preti perseguitati”.

Gennaio 2009. Retromarcia di Bossi: non contestate Tettamanzi. “Ho voluto essere qui anche se sono molto stanco e dico che, secondo me, contestare Tettamanzi è stato un errore. I cardinali fanno i cardinali e i preti fanno i preti. Certo sull’Islam Tettamanzi si è esposto un po’ troppo ed è chiaro che a qualcuno questo non va bene. Però non bisogna contestare il cardinale”.

* Sul caso Milano ascoltiamo Franco Cardini: “I partiti non hanno una visione etica o generale delle scelte; assumono una posizione in base a quanti voti può rendere. La diffidenza viene soprattutto dagli strati poveri: si è poveri in tutti i sensi, anche di cultura e di informazione. Il borghese di solito non vede male l’immigrato perché abita lontano da lui ed è indispensabile alla sua attività di datore di lavoro. I più poveri e meno colti si allarmano: l’immigrazione in sè fa paura. Chi è di sinistra passa facilmente all’estrema destra. Dobbiamo garantire la libertà, che ha un prezzo altissimo: riconosce agli altri di essere liberi. Il lassismo della sinistra non è meno colpevole della xenofobia del centro destra. Molti immigrati non hanno ancora chiaro che in Italia si devono rispettare le regole. Se si fomentano pregiudizio e diffidenza nei confronti degli islamici, le derive di estrema destra sono dietro l’angolo”.

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