La saggezza della memoria

Le ordinanze del sindaco Tosi

Ricordiamo? Guai mangiare un kebab seduti vicino ad un monumento o suonare uno strumento musicale in centro dopo le dieci di sera.

E se passano le ronde?
Ordinanze e divieti del sindaco Tosi hanno proposto ai veronesi l’ossessione del decoro, del fare pulizia. Le parole che usavano Abel e Furlan; chi ammazzò a bastonate il Crea (senza dimora); le squadre di ragazzi annoiati del sabato sera.

Molte ordinanze sono assurde, inapplicabili (“Vietato fumare nei parchi pubblici!” – “Sparare ai colombi!”), regolarmente non rispettate: non se ne parla più. E’ importato che abbiano veicolato, in maniera rassicurante, un messaggio, indicato i “nemici”, alimentato e resa concreta la percezione del pericolo. Hanno abituato a considerare come disprezzabili e condannabili comportamenti normali.
Le politiche di repressione e discriminazione esigono regolamenti e  ordinanze che rispondono a problemi sentiti di convivenza (nel nostro caso la paura, nelle sue varie forme) e, nel nome della sicurezza, si sottraggono al rispetto dei diritti delle persone.

Per garantirsi la tranquillità nel quotidiano, si accetta di essere controllati nel convivere.
I primi a subire le conseguenze della repressione della paura sono i migranti; i poveri; i meno disponibili a farsi assorbire dalla logica del consumo; quelli che, per necessità o per scelta, sono in giro a piedi, mangiano un panino in strada, abitano spazi aperti delle città: strade, parchi e panchine.

Molti veronesi condividono, contenti del modo di procedere del Sindaco.

Chiediamo: si vive meglio nella città dei divieti? O sono altre le cose che fanno la differenza: il verde, l’aria pulita, la casa, i servizi, in particolare agli anziani e ai bambini, gli spazi sociali?

Le ordinanze sono come l’illusionista: mettono in primo piano quanto non c’è e crea panico e nascondono la realtà e tutti i suoi problemi.
Chiusi in un recinto sempre più piccolo, impauriti e tristi, siamo pronti a sparare oggi ai piccioni; domani, chissà …

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