Il futuro: i professori regionali?

* Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, propone il modello federalista della scuola, “per elevare la qualità”:

– stop alle graduatorie nazionali;

– reclutamento diretto dei professori da parte delle scuole su base regionale. Deve essere la scuola a scegliere gli insegnanti. Chiunque può iscriversi all’albo regionale, garantendo la permanenza nel territorio per almeno un ciclo di studio di cinque anni;

– assoluta parità tra istituti statali e privati, integrando il meglio della scuola pubblica e di quella privata, valorizzando gli insegnanti con l’introduzione del merito ed esaltando chi vuole continuare a qualificarsi e prevedendo incentivi agli insegnanti meritevoli, con diversificazione degli stipendi;

– possibilità delle famiglie e degli studenti di scegliere, in libertà, a quale scuola iscriversi

“Sono stufo di vedere la scuola italiana agli ultimi posti in Europa; di vedere i professori depressi a causa di un sistema che non garantisce la qualità. Puntare sulla qualità nel caso di bisogno di cura, significa chiedere non se l’ospedale è pubblico o privato, ma se cura o non cura. Lo stesso deve avvenire per il sistema scolastico”.

* Ministro Gelmini (aprile 2010): “Nel 2011 potrebbero essere introdotte nelle scuole le graduatorie regionali degli insegnanti”, per garantire continuità didattica e un legame più stretto tra la residenza dell’insegnante e il territorio dove insegna.

* Sindacati: proposta discriminatoria e anticostituzionale. E’ la conferma del tentativo di varare sistemi di istruzione regionali, l’uno diverso dall’altro.

* Il Consiglio di Stato pone lo stop al reclutamento su base regionale dei docenti scolastici e ha rimesso alla Corte Costituzionale una legge della Provincia di Trento sull’aggiornamento delle graduatorie, perché ha ‘discriminato’ un professore veronese, in contrasto con gli articoli 3, 4, 16, 51, 97 della Costituzione. Il Consiglio di Stato chiarisce che anche nelle Regioni – Province autonome, con competenza esclusiva nel settore della scuola, non è possibile inserire in coda i docenti provenienti da altre regioni o attribuire un punteggio diverso da quello obiettivo, valutabile su tutto il territorio nazionale, neanche in presenza di un’invocata continuità didattica.

Due commenti:

*Ferdinando Camon: “Trovo giusto che nel Veneto si leggano i veneti, a partire da Rigoni Stern. Non trovo però sensato il reclutamento per nascita. La scuola deve restare nazionale”.

*Giuseppe Savagnone (docente): “Una regionalizzazione del sistema di istruzione può solo contribuire a potenziare l’abbassamento del livello culturale della nostra scuola e più in generale del nostro Paese. Le Regioni hanno ciascuna una propria peculiarità culturale, complementare a quella delle altre. Separarle e chiuderle in compartimenti stagni significherebbe interrompere questo circuito virtuoso di flussi reciproci e di arricchimento. Al Nord avremmo professori del Nord che portano il loro taglio culturale; al Sud professori del Sud che fanno lo stesso. Col risultato che l’unità culturale del Paese sarebbe alla lunga seriamente  compromessa. Le soluzioni tecniche, ad esempio per garantire la continuità didattica, si trovano. I docenti del Sud sono portatori di una grande tradizione culturale”.

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