La nostra scuola: la voce ad altri commentatori

* Edoardo Patriarca. I nostri bambini e ragazzi sono al centro del nostro impegno, come lo sono la relazione docente-alunno e la qualità della scuola, che deve essere capace di premiare il merito. La voglia di imparare è il cuore della questione educativa: professori e maestri ci hanno trasmesso questo desiderio perché lo incarnavano. Il Ministero, in vista di questa “riforma” non ha sentito il dovere di interpellare né loro né le famiglie che misurano l’offerta formativa.

Il ricorso all’insegnante unico riguarda le elementari e proviene da misure di carattere economico. Si colpisce il ciclo che offre i risultati migliori. La riduzione degli orari crea difficoltà alle famiglie.

* Edmondo Berselli. La Gelmini incarna lo spirito del governo, portatore di una modernizzazione reazionaria. Problemi complessi si risolvono con  operazioni semplici, tra gli applausi di una società vecchia e stanca. Obiettivi: reagire al nullismo, ripristinare il principio di autorità, recuperare una società ordinata, trasmettere l’idea di un proficuo ritorno al passato, all’ordine, al merito, restaurazione selettiva, tentativo di far credere che i problemi si risolvono partendo dalla coda.

* Angelo Panebianco. La scuola pubblica, come Alitalia, è stata rovinata da decenni di governo interessato a garantirsi clientele e la difesa dello status quo. Questa parte vede il maestro unico come simbolo del vento controriformista e vuole bloccare qualsiasi ipotesi di ridimensionamento del personale scolastico. E’ classe politica incurante delle esigenze didattiche e attenta a quelle sindacali. I provvedimenti della Gelmini sono di buon senso,tesi ad arrestare il degrado della scuola.

* Verona Fedele. Le misure previste sono state emanate senza che se ne discuta preventivamente. Incidono sulla scuola? In che direzione la fanno andare? Quale progetto c’è dietro? Senza ampia e partecipata discussione; senza dialogo tra Governo, forze politiche, insegnanti, genitori, non può nascere un progetto condiviso.

* Pontara (Provveditore agli Studi di Verona). Introdurre cambiamenti significa intervenire su un terreno consolidato; richiede tempi lunghi di trasformazione, dialogo, investimenti in formazione. Stiamo riflettendo sul “maestro prevalente”. Occorre capire che la scuola moderna non può essere la stessa di quella di 50 anni fa e che una pluralità di proposte didattiche e di insegnanti è positiva. Il voto però non cambia gran che ed è opportuno che rimanga una forma di giudizio: la finalità è permettere allo studente di formarsi attraverso il voto. La valutazione numerica poi non deve servire per fare selezione. La bontà della riforma si vedrà sul campo.

* Gabanelli Milena. 24 ore settimanali; 4 al giorno, gestite da un solo insegnante. Chi risponde alle esigenze dei genitori? Si torna al vecchio ‘dopo scuola’ pagato dalle famiglie? Quale formazione per i maestri, preparati in alcune materie e meno in altre? La riduzione della spesa pubblica sarà prioritaria rispetto alla qualità dell’insegnamento?

* Il Verona. Basta, si cambia: chiudono 4.000 istituti scolastici; plessi e succursali con meno di 50 alunni (circa 4.200) e 87.000 docenti a casa. Nelle aule ci saranno meno docenti e più studenti. Si passa troppo tempo sui banchi: l’orario scolastico va ridotto. Troppe ore, classi affollate, troppi insegnanti e maestri: anzi, un solo maestro per educare 30 bambini! Fra un po’ non si andrà più neppure a scuola? E’ scuola fatta di voti in condotta, grembiulini bianche e tagli al personale col rischio di penalizzare la qualità dell’istruzione.

* Dnews. L’ambiente scuola è un sistema, un bene comune: è rischioso legiferare d’impulso e dividersi. Meglio parlarsi per individuare insieme criticità e rimedi.

*Carlo Polettini (lettera a L’Arena). Il tipo di educazione dei bambini è in stretta relazione al tipo di società che si intende realizzare. Incomprensibile fare economia a danno della scuola, con il maestro unico. Non ha senso un figura unica di riferimento. Già alla materna ci sono più insegnanti: è esigenza educativa che il bambino si relazioni con persone diverse. Un collega può compensare eventuali deficienze educative dell’altro; non si fossilizzano possibili preferenze; il giudizio di più persone è più oculato; la personalità dell’alunno viene vista da più angolazioni; non viene meno la continuità didattica se si sostituisce un insegnante; l’insegnante si sente più motivato e stimolato a lavorare con passione.

* Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica). Le condizioni del nostro sistema scolastico richiedono scelte coraggiose di rinnovamento; non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente. Occorre evitare contrapposizioni pericolose. Ridurre il deficit pubblico comporta un contenimento della spesa per la scuola; però l’obiettivo di una minore spesa non può prevalere su tutti gli altri e va formulato punto per punto in un clima di dialogo. Non si riparta da zero: serve un confronto che parta dai problemi.

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