Conosciamo un po’ meglio gli africani che vivono tra noi (14)

VERONA CITTA’ VISIBILE, CITTA’ VIVIBILE

A cura di Pangea-Casa delle Culture

La città deve essere vivibile, soprattutto nel senso dell’efficienza dei servizi a beneficio e in risposta ai bisogni di tutti suoi cittadini, senza badare a provenienze, professione di fede, culture, tratti somatici.

Una città è vivibile quando garantisce sicurezza sociale, culturale, sanitaria, politica, amministrativa e lavorativa ai cittadini.

Una  città deve assicurare a chi la abita la gioia di vivere e la tutela dei diritti e delle opportunità, senza discriminazioni, senza esclusione né ottusità.

Questo è il compito primario del primo cittadino e dei suoi collaboratori.

La nostra città di Verona

E’ città visibile e colorata, per posizione geografica, storia e vocazione.

E’ crocevia tra nord e sud Europa, all’incrocio di mondi diversi.

Da secoli è finestra verso mondi variopinti, come certificano i numerosi istituti missionari, sparsi in tutti i continenti.

Molti veronesi sono in giro per il mondo per lavoro e per servizi diplomatici, umanitari o militari: costituiscono piccole ma importanti finestre della città sui mondi da cui provengono molti immigrati residenti o domiciliati nella città di Verona.

Addirittura il Santo Patrono, il vescovo Zeno, è d’origine africana.

Questa vocazione di apertura al mondo corre il rischio di essere cancellata dalla Amministrazione comunale del sindaco Tosi.

Il percorso

Abbiamo cercato di capire la città partendo dai suoi mini e macro quartieri: più di cento. Si è fatto una lettura dei suoi abitanti, soprattutto dei cittadini immigrati, cercando di capire chi sono, quanti sono, i loro bisogni, le loro esigenze, prospettive e sogni che portano con sé.

Sono tutti desiderosi di felicità e di tranquillità, dopo che molti hanno attraversato mari e deserti per approdare finalmente in questa città, in un paese democratico dove esistono doveri ma anche diritti. Alcuni frequentano scuole di alfabetizzazione per impossessarsi delle prime « armi » del dialogo e del contatto: della lingua italiana.

Salta all’occhio la situazione abitativa fatiscente in cui molti vivono, pagando affitti salati.

Alcuni problemi accomunano questi cittadini: il lavoro, la casa, la complessità delle realtà cittadine, l’educazione ai valori, i salari, le risorse economiche e finanziarie, le intolleranze/discriminazioni, la voglia forte di amicizia e di inclusione nel tessuto cittadino.

Sfugge alla nostra città la ricerca di opportunità o possibilità che potrebbero permettere ai cittadini immigrati di valorizzare professioni e competenze che costituiscono il ricco patrimonio della loro avventura migratoria. Taluni sono ingegneri, infermieri, idraulici, poliziotti, musicisti, medici, farmacisti, ma si accontentano di lavorare come operai generici, manovali, collaboratori domestici, badanti e « baby sitter »: molti senza un giusto stipendio, adeguato alle prestazioni e alle qualifiche professionali.

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