La disoccupazione è una polveriera sociale

Riproponiamo un intervento del Vescovo di Verona, per la sua attualità, nella speranza che qualcuno lo prenda sul serio

La disoccupazione è una polveriera sociale

Giuseppe Zenti   vescovo di Verona

Preoccupa il fatto che il fenomeno della disoccupazione viene lasciato ai margini delle notizie. Eppure sta trasformandosi in una polveriera sociale. E le previsioni per i prossimi mesi sono da Caporetto. Ma, nelle grandi strategie politiche ed economiche, non si parla di soluzioni. Persino le associazioni sindacali, pur con la loro buona volontà, appaiono impotenti, in attesa di un qualche talismano.
C’è da domandarsi chi sarà in grado di governare una turbolenza sociale di tali proporzioni quando la disoccupazione toccherà il fondo. Azioni tutte che potrebbero coinvolgere non solo gli stranieri ma anche gli autoctoni. Quando i conti non tornano e il tenore di vita precedente non è più sostenibile, o ci si trova di fronte allo spettro della miseria, ogni agire, anche il più insensato, diventa possibile. Il fenomeno non è da prendere con  disinvoltura, nella velleitaria speranza che il tutto rientri nella normalità.
La disoccupazione sta interessando famiglie intere. Capifamiglia e madri di famiglia quarantenni, cinquantenni, fuori del mercato di lavoro, lasciati a casa con un colpo di spugna. Una famiglia senza occupati è al collasso: almeno uno dei familiari abbia la garanzia dell’occupazione.
Non bastano surrogati di piccoli aiuti che provengono dalla solidarietà, pur sempre benemerita. Non basta che si fermi l’emorragia di disoccupazione. È urgente che si creino nuovi posti di lavoro: per chi l’ha perduto e per i giovani costretti al parcheggio o a forme occupazionali di breve respiro che li tengono logorati e demotivati. Se non si verifica quanto prima questa svolta, c’è da temere il peggio.

Unica ancora di salvataggio è che si attui quanto dice il proverbio: «Le difficoltà aguzzano l’ingegno». Chi ha ingegno lo metta a disposizione. Scatti l’orgoglio di essere benemerito della società che affonda: trovandosi tutti sulla stessa imbarcazione, basta che questa faccia acqua anche da un solo lato ed è naufragio. Nessuno uscirà indenne. È urgente una forte sinergia di interventi innovativi e carichi di responsabilità lungimirante.

I protagonisti della svolta occupazionale: dirigenti e responsabili di imprese e di aziende nell’ambito dell’industria, dell’artigianato, dell’agricoltura, dei negozi di svariato genere, di supermercati, di centri di ricerca…, in simbiosi con gli amministratori locali, provinciali, regionali, sono chiamati in causa per la soluzione di una problematica che coinvolge la nostra gente in modo drammatico.
Sia benedetto chi opera per aprire nuove opportunità e frontiere occupazionali, con il supporto di una sapiente strategia della sussidiarietà da parte degli Enti statali e delle banche che soli sono in grado di innescare un nuovo ritmo al volano dell’economia e, di conseguenza, dell’occupazione.
Ogni forma di arroccamento su posizioni sicure per sé e ogni segnale di insensibilità nei confronti del sociale viene pagato caro in termini di tessuto sociale.
Ogni forma di corresponsabilità, effettiva, anche se meno producente in termini di profitto, testimonia senso civico.

Onore dunque a tutti coloro che possiamo definire benemeriti cavalieri del lavoro.

Giuseppe Zenti

Domenica 24 Gennaio 2010

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