Un segnale positivo per l’Europa (5)

Siamo tra coloro che ritengono fondamentale una democrazia partecipata, di popolo, o ci rassegniamo tutti a una democrazia elettorale?

Il 21 maggio 2008, ad Aquisgrana, è stato consegnato il premio “Carlo Magno” (riconoscimento tedesco a persone che hanno ispirato la costruzione e la riunificazione dell’Europa, con lo scopo di promuovere la riconciliazione tra i popoli europei e l’unità dell’Europa) ad Andrea Riccardi, presidente della Comunità di Sant’Egidio.

Motivazione: “Più l’Unione Europea si allarga, più i suoi cittadini sembrano guardare a essa con scetticismo. Le problematiche connesse all’integrazione economica, monetaria e sociale, alle strategie di allargamento e ad altri temi di attualità politica hanno fatto perdere di vista le ben più importanti questioni delle radici spirituali e culturali dell’Europa unita, dei suoi valori fondamentali e della sua coesione interna. Andrea Riccardi si distingue per il suo straordinario impegno civile in favore di un’Europa più umana e solidale all’interno e all’esterno delle sue frontiere, per la comprensione tra i popoli, le religioni e le culture, per un mondo più pacifico e giusto. Egli vive l’Europa dei valori”.

Risponde Andrea Riccardi: “L’Europa, che ha esportato due guerre mondiali, esporti ora e faccia diventare mondiale la sua pace interna e il suo umanesimo ed esperimenti il dialogo come chiave per risolvere i problemi di convivenza tra culture, religioni, etnie. C’è grande bisogno di Europa, della sua democrazia, del suo umanesimo, di un capitalismo gentile che possa diventare alleato per i paesi che devono crescere. Ma la strada è lunga. C’è una pericolosa tendenza alla frammentazione e al localismo. C’è paura d’Europa tra la gente che si sente espropriata da un mondo globalizzato. C’è timore che l’Unione voglia imporre i suoi modelli di vita. C’è disaffezione nei confronti di istituzioni che appaiono lontane. L’Europa non è passione e sogno, ma sfondo remoto alle politiche nazionali e locali. Questi atteggiamenti vanno compresi: donne e uomini spaesati in un mondo globalizzato si rifugiano nella loro Patria. Ma questa non dura a lungo senza Europa. Restiamo prigionieri della cronaca dei dibattiti dei nostri Paesi: è cronaca, non è storia. L’Europa vuole scrivere ancora la storia o preferisce limitarsi alla cronaca? Io ho un sogno che fu già del senegalese Senghor e poi di Ciampi: l’Eurafrica, due continenti uniti su un piano di eguaglianza, l’uno che ha bisogno dell’altro. La prima missione dell’Europa si chiama Africa. Lì trova senso l’essere uniti”.

Chi è all’altezza del compito?

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