Quello che il sindaco Tosi dice e quello che fa (22)

“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso” (Costituzione della Repubblica Italiana, n° 17)

Via le panchine! Per loro non c’è posto

* Aprile 2008: le due panchine in marmo da poco collocate dal Comune accanto alla chiesa di Santa Toscana vengono rimosse dal Comune in seguito a lamentele dei residenti, raccolte dal sacerdote rettore della chiesa. Erano luogo di bivacco per sbandati.

* Estate 2008: su segnalazione di alcuni residenti, l’assessore Tosato decide di eliminare le panchine dai giardini di via Prato Santo per scoraggiare “ubriachi molesti, sbandati accampati, extracomunitari dediti all’alcol, che importunano donne e automobilisti”. “Non sono persone venute in Italia per lavorare. Passano il tempo a ubriacarsi e a importunare i passanti. La gente del posto non ha la possibilità di fruire dello spazio dei giardini; per questo ci ha chiesto misure drastiche”.

* Precedentemente si erano inventate le panchine anti bivacco (in Regaste San Zeno, piazza Indipendenza, giardini delle Poste), quelle con un bracciolo in ferro nel mezzo per evitare a chiunque di sdraiarsi.

* Prima ancora l’Amministrazione (e nessuno della minoranza o della Verona solidale ha detto nulla) ha inviato guardie armate per la custodia del dormitorio pubblico e la polizia municipale davanti alle mense per poveri.

* Chi ricorda poi (fatto di una gravità assoluta) che l’Amministrazione ha chiuso la mensa pubblica al Camploy, cercando di raggiungere un accordo con i frati del Barana che, grazie a Dio, lo hanno respinto?

* Ora, come dice l’assessore Polato “consentiamo ai residenti di poter godere dei giardini di via Prato Santo”.

Ascoltiamo:

– una residente: “A volte litigano a voce alta; però io ho spiegato a mio figlio che sono persone sfortunate. Ci vorrebbe più umanità”;

– suor Graziella (della mensa per poveri di via Prato Santo): “Mi dispiace tanto che tolgano le panchine. Dove andrà questa gente Non hanno casa; non hanno posto dove stare. E nessuno è molesto. Noi siamo riuscite a ottenere ordine e pulizia. E poi ogni sera ci sono i vigili. Che disturbo possono dare?”.

– don Claudio (parroco di San Francesco): “Capisco che possano dare un po’ di fastidio, ma vogliamo cancellarli dalla nostra vista? Ci vorrebbe più comprensione. Questa cosa mi amareggia. Già la decisione di mettere la stanga sulle panchine non mi era sembrata un bel gesto!”.

– mons. Giuliano Ceschi (direttore Caritas): “Togliendo le panchine si sposta solo il problema. Se questa gente avesse una casa non starebbe ai giardini. Ci vorrebbero centri diurni, come quello della ZAI. Se il Comune desse qualche sala, saremmo disponibili a gestirla”.

– un povero: “Non bastava la stanga anti bivacco? Non ci vogliono proprio in questa città!”.

– Roberto Fasoli (P.D.): “Bisogna risolvere i problemi, non togliere gli arredi pubblici. Verona è una città che ha paura e non vuole affrontare il problema seriamente, con una politica di integrazione”.

Non si tratta di dire: tutto bene. Si tratta di riconoscere che ci troviamo di fronte a persone. Le soluzioni ci sono, richiedono intelligenza media e costano poco: basta rileggere quanto dicono mons. Ceschi e Roberto Fasoli. Ci vuole poco però per capire che il problema è un altro: ce lo spiega il “povero”. Rileggiamo ciò che dice. Chi non li vuole è solo l’Amministrazione Tosi, che lo dichiara esplicitamente, o siamo tutti noi veronesi, comprese le componenti che non ci si aspetta e che fanno finta di niente?

“Per loro non c’è posto”.

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