In morte di Dario Bortolazzi

Lettera inviata a L’Arena e non pubblicata

In morte di Dario Bortolazzi

Poche  ore fa ho partecipato al funerale di Dario Bortolazzi – anni 58. La gran parte dei veronesi non lo conosce; però nella frazione di Chievo, molte persone parlano di lui:

“Ha fondato AVVOSS, associazione di infermieri e personale sanitario: gratis, ricevono in un ambulatorio chi ha bisogno del loro intervento professionale e girano nelle case dove ci sono anziani e malati per prestare il loro servizio, come segno di vicinanza umana” – “E’ responsabile del Centro per ‘Anziani protagonisti nel quartiere’, progetto comunale al quale ha dedicato il meglio delle sue energie” – “Era del gruppo che organizza la festa del quartiere, sempre pronto a mettersi a disposizione” – “Ha voluto il gruppo parrocchiale dei ‘lettori’,  protagonista dell’animazione liturgica della parrocchia” – “Il sabato pomeriggio, con i disponibili, leggeva e commentava le letture della messa domenicale” – “Era alpino e collaborava alla vita della sezione locale”. …

Impressionano altri aspetti: operava e non faceva nulla per mettersi in mostra: stava dietro ad altre persone; operava nell’umiltà; si è messo a disposizione con la moglie, le due figlie e tre fratelli. Non lo faceva per occupare il tempo libero: esercitava un lavorato di grande responsabilità e per anni si è recato ogni giorno a Vicenza. Il suo era proprio servizio: aveva deciso che il modo migliore di vivere la vita è donarla agli altri, come ha fatto Gesù.

Chievo, come entità civile e come comunità cristiana, era la comunità amata, di cui condivideva la vita quotidiana e i momenti importanti.

In questi anni ho partecipato parecchie volte a funerali di persone così. Ricordo solo il prof. Fiorentino, il dott. Fazzini e don Marino, che hanno avuto grandi responsabilità nel mondo della scuola, della sanità e dell’attenzione agli ultimi. Chiese piene, incapaci di accogliere tutti i presenti. Momenti di celebrazione, di speranza religiosa e di riconoscimento laico di presenze significative.

La gente sa individuare i benefattori dell’umanità.

Persone di altri tempi? No. In questo nostro tempo persone così ce ne sono. Sono molte. Le incontriamo in tutti i quartieri e in tutte le parrocchie. Sono le persone che ci aiutano ad avere speranza e a riconoscere la dignità di ogni persona. Sono il tono positivo della nostra convivenza.

Tornando a casa dopo il funerale di Dario, mi chiedevo, e ora chiedo a ciascuno di noi: “In questo momento difficile per noi Italiani, per noi Veronesi; in questa situazione economica, politica, culturale e sociale che rischia di sfiancarci, queste persone, quelle come Dario, hanno un ruolo? Cerchiamo persone con valori grandi, attive, preparate, disinteressate, dedite al bene di tutti. Ci sono. Ognuno che vive la vita del suo territorio lo sa. Perché non la smettiamo di ignorarle? Perché le emarginiamo?

Perché non ripartiamo da loro?

Tito Brunelli

05.08.2010

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