Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (97)

“Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge” (Costituzione della Repubblica Italiana, n° 25)

La sicurezza non è il primo problema che abbiamo in Italia

Paolo Maruzzo (avvocato). La microcriminalità da sempre viene attuata da chi vive ai margini, da ‘pitochi’; essa può creare allarme sociale maggiore rispetto a reati gravi, ma non si può parlare di emergenza. E’ una follia dire che la sicurezza è il primo problema che abbiamo in Italia. I gravi fatti che hanno sconvolto Verona in questi anni sono stati commessi da italiani. Vero è che il furto della bicicletta fornisce una percezione di insicurezza maggiore rispetto a reati come le bancarotte e lo spaccio di stupefacenti. Un africano può non scegliesse di venire in Italia per trovare lavoro? Cosa si pretende, che vada in Ghana a cercare una possibilità di vita migliore?

Aldo Cazzullo (giornalista)

Paolini Barbiero (CGIL di Treviso) ha infranto un tabù, dicendo una cosa ovvia: fermiamo i nuovi arrivi di immigrati; prima riassorbiamo i disoccupati italiani e stranieri. Risponde la Sinistra: “Agli immigrati affidiamo le persone amate, i nostri nonni, i nostri bambini; senza immigrati l’economia si fermerebbe; gli immigrati ci pagheranno le pensioni”. Tutte cose giuste. Ma la sinistra non comprende che le classi popolari pagano il prezzo dell’immigrazione. Andate a dire ai manovali, ai camerieri, ai cuochi, alle colf, agli operai non specializzati che gli stranieri fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare: frase antipatica e falsa. La verità è che in Italia è scoppiata una guerra tra poveri: per il letto in ospedale, il posto all’asilo nido, per il lavoro a basso costo. Un flusso non regolato di immigrati è affare per chi ha bisogno di manodopera a basso costo, non sindacalizzata, disposta a lavorare molto senza diritti; è carburante della prima fonte di ricchezza nazionale: l’illegalità e la criminalità, che si gonfiano di lavoro e affitti in nero e dei proventi di droga, usura, pizzo, prostituzione. Nei quartieri alti il problema dell’immigrazione sta nella buona o nella cattiva lena con cui la filippina lustra l’argenteria. Nei quartieri poveri sono in gioco la dignità e la sicurezza degli abitanti. L’accattonaggio a volte aggressivo verso gli anziani e le donne non è dignitoso per chi lo fa e per chi lo subisce. Far rispettare le regole significa tutelare i deboli, non i forti. Certo: immigrazione non è sinonimo di criminalità; però secondo i dati diffusi nel 2007 dal Viminale, retto da Amato, un reato su tre è commesso da stranieri, quasi sempre impuniti. Su questo scandalo la Lega costruisce le sue fortune. Ma proprio nel momento della sua massima fortuna elettorale, si capisce come rappresenti la risposta sbagliata a una domanda sacrosanta: la sua sfera resta quella della rappresentazione, delle grida e dei piccoli interessi: via gli immigrati. Intanto gli sbarchi a Lampedusa continuano. Ma se la sinistra non cambia registro, su questo tema perderà molte altre elezioni.

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