Lasciate che i bambini vengano a me

Ho imparato la centralità del bambino da mia mamma, dalle mamme, dalle maestre che ho conosciuto. L’ho imparata in Azione Cattolica che ha voluto l’Azione Cattolica Ragazzi come luogo in cui protagonista è il bambino, con dignità e valore propri; che nessuno può permettersi di strumentalizzare; che è sempre fine, mai mezzo.

Oggi si parla di riforma della scuola. Pensiamoci un po’. Di che cosa si parla? Di risparmi; di tagli di insegnanti; di stipendi; di orari; di Corte dei Conti. Chi parla del bambino? Chi pone al centro le scelta che sono da farsi perché il bambino-persona possa crescere al meglio? Perché sia persona equilibrata? Non è di moda. Del bambino-persona non si parla. E’ più interessante il bambino che acquista. O il bambino vale e viene prima o ci si dimentica chi è e diventa utente di servizi.

La riforma della scuola si riduce a ‘schei’ se non è cercare insieme, come popolo, il modo migliore perché l’educazione sia al massimo e la crescita dei nostri ‘tesori’ sia organica, a livello di informazione, di cultura, dell’essere cittadino capace di responsabilità personale, familiare, sociale.

Nota importante: quando abbiamo deciso, per legge, che un bambino che vive nella madre si può eliminare, è saltato o no qualcosa di essenziale? Non discuto qui drammi e motivazioni, spesso seri, del ricorso all’aborto volontario. Dico che, se posso eliminare quell’essere (umano) invisibile, si rompe il valore assoluto, il primo: quello dell’intangibilità di ogni vita umana. Almeno si dovrebbe mostrare un po’ di vergogna per una scelta dolorosa; non si dovrebbe dire che è conquista di civiltà e di libertà; non si dovrebbe dire che segna la liberazione della donna. Dovrebbe trattarsi comunque di fatto doloroso, da evitare con ogni mezzo, anche da parte di chi riconosce la centralità della donna-madre nella scelta finale.

Guai toccare il valore (e in questo caso si tratta del valore base dell’intangibilità di ogni persona umana), altrimenti le conseguenze arrivano pesanti: il bambino piccolo piccolo diventa un grumo di cellule; diventa cosa, una delle tante cose. Se uno non c’è più, ce se ne fa un baffo: ci si abitua; non sconvolge: uno di meno. A questo punto cosa può salvare l’uomo in modo assoluto?

La nostra grande civiltà deve decidere chi è il bambino; deve decidere se ogni bambino è tesoro grande dell’umanità intera e di ogni persona umana, a partire naturalmente dalla mamma e dal papà.

“Ciò che avete fatto al più piccolo di questi bambini l’avete fatto a me”.

Gesù si identifica con il bambino. E’ il bambino il primo nel Regno dei Cieli.

Così è Gesù. E noi?

Tito Brunelli

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