La ‘riforma’ della scuola italiana parte dalla scuola elementare: l’unica che non ne aveva bisogno. Perché? (5)

La ‘riforma’ della scuola italiana parte dalla scuola elementare, da tutti riconosciuta tra le migliori al mondo: l’unica che non ne aveva bisogno. Perché? Con quali prospettive?

Critiche e richieste di chiarimento:

– perché la “riforma” prevede orari ridotti, aule sovraffollate, programmi decurtati;

– gli insegnanti di sostegno: diminuiranno?;

– i facilitatori linguistici, in una scuola in cui gli immigrati sono destinati a crescere, diminuiranno?;

– che fine farà il tempo pieno? Chi ne coprirà le ore? Il decreto prevede che lo faccia il maestro unico (è obbligato a dire sì? Anche se la retribuzione non è certa?), che dovrebbe lavorare un maggior numero di ore, pagato da un fondo di istituto. Ma quale ‘fondo’? Pare che non ci sia.

– si minaccia di smantellare la scuola pubblica?;

– come si spiega che ci si occupi e si riempiano giornali e televisioni di questioni futili, come il grembiule, quando i problemi sono altri?;

– il voto in condotta può essere interessante, ma non è la soluzione dei problemi della scuola;

– il dato è che in un triennio spariranno 87.000 insegnanti e 44.000 tra ausiliari tecnici e amministrativi. E’ questa la vera “riforma”?

– si parte dalla scuola elementare perché offre maggiori possibilità di recuperare soldi in fretta e senza creare grave allarme?

* Ascoltiamo gli addetti ai lavori (reazioni immediate, libere. Successivamente, anche le stesse persone attenueranno i toni. La politica non permette il libero confronto e … caccia):

– Giovanni Pontara (Provveditore agli Studi di Verona): “Non si può rinunciare al livello di qualità della scuola elementare, riconosciuto da tutti”;

– Carmela Palumbo, responsabile Ufficio scuola regionale: “E’ impensabile il maestro unico per le classi che usufruiscono del tempo pieno”;

– Raffaele Piccinato, dirigente a Santa Lucia: “20 anni di impegno in cui si è dato un servizio di prim’ordine alle famiglie rischiano di essere vanificati. Gli insegnanti hanno sempre lavorato. A rimetterci saranno i precari, docenti mai assunti, le famiglie e soprattutto i bambini e la società;

– sindacato Snals: “Prima di decidere, il Ministro poteva almeno sentire le parti interessate. I precari rischiano di non entrare più a scuola. E’ in vista un progressivo deleterio invecchiamento dei docenti. Se si tratta la scuola come un servizio, con criteri economicistici e non di contenuti, si avrà un rapido decadimento della qualità scolastica”.

– CISL: “Giù le mani dalle elementari. Il Ministro si è sostituito a tutti i più noti istituti di valutazione, arrivando a conclusioni che sono l’opposto di quelle frutto di ricerche e indagini scientifiche”.

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