Chi ritiene che la scuola sia importante? (1)

Chi ritiene che la scuola sia importante per i nostri figli, per noi, per la crescita di tutta la società?

Chi è tra questi non può continuare a dormire.

Ricordate? Qualche mese fa si presentava Maria Stella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione, come colei che aveva proposto e stava realizzando una riforma della scuola di grande importanza, capace di migliorare e di qualificare il futuro dell’istruzione in Italia: quasi la “Riforma Gentile” per il XXI^ secolo. Televisione, radio, stampa ci hanno fatto credere che fossimo di fronte a un progetto culturale ed educativo di straordinario valore per l’Italia.

“Progetto Verona” è stato facile critico di questa visione in due articoli pubblicati sul nostro giornale.

In maniera furbesca i ministri Tremonti e Gelmini, sostenuti dallo straordinario apparato governativo per la comunicazione, da una parte ci hanno dato da intendere che era in atto una riforma epocale e contemporaneamente hanno attirato la nostra attenzione su grembiule a scuola, voto in pagella e in condotta (con bocciatura con il 5), esame di riparazione, obbligo di insegnamento dell’educazione civica, maestro unico o prevalente alle elementari (questo sì è un provvedimento importante, molto discutibile). Di questo argomenti ci è stato detto tutto. Nulla ci è stato detto di ciò che interessava al Governo.

Il tutto è stato minuziosamente programmato per toglierci lo spazio e il tempo per pensare a ciò che stava accadendo: nebbia perché non emergesse la verità. Dovremmo essere capaci di non farci intortare, ma non ce la facciamo: ci parlano di vari argomenti, a cicli, e  non affrontano i problemi. Fior di studiosi della propaganda vengono pagati lautamente per annebbiare la nostra mente, per impedirci di capire, spostando qua e là, non nell’essenziale, la nostra attenzione.

Prima o poi, però, per chi è attento la verità emerge.

Questa “riforma scolastica”; questa rivoluzione che torna indietro dove ci porta? Verifichiamo:

– gli alunni aumentano (oltre 4.500 in più in Veneto, nel prossimo settembre); aumentano i casi di alunni problematici. E i docenti diminuiscono (saranno 1633 le cattedre in meno in Veneto).

Conseguenze ovvie: aule affollate di studenti, orari ridotti, programmi decurtati (ad esempio, si ridimensiona geografia), meno insegnanti di sostegno;

non ci sono soldi per pagare i supplenti. Conseguenze: quando un insegnante è assente, gli alunni vengono divisi e smistati, a gruppetti, nelle altre classi, con gli esiti che ben conosciamo;

– diminuisce il tempo che gli studenti passano a scuola ed è a rischio il tempo pieno;

– mancano gli strumenti didattici e il personale che gestisce i laboratori;

– la sorveglianza durante il pranzo, prima gestita dagli insegnanti, è affidata a cooperative esterne e sarà pagata dalle famiglie. Chi non paga porta a casa i figli e li riporta nel pomeriggio. Non si può restare in istituto a mangiare un panino;

– i dirigenti scolastici sono costretti a chiedere contributi ‘volontari’ ai genitori per la gestione quotidiana corrente della scuola, che altrimenti diventerebbe impossibile. “Siamo costretti a pagare di tasca nostra anche la carta igienica” (una mamma);

– gli istituti scolastici non avranno le centinaia di migliaia di crediti che il Ministero non ha versato;

– tra gli insegnanti e il personale non docente è clima di abbandono e di desolazione: nessuno li ascolta. I sindacati sono fuori gioco;

– andando all’estremo e sperando che si tratti di casi isolati, sentiamo di

* bambini nutriti a scuola a pane e acqua o rifiutati dallo scuola-bus;

* insegnanti delle scuole d’infanzia comunali in sciopero perché si prospetta un aumento dell’orario scolastico e una contemporanea diminuzione dello stipendio e delle pensioni;

* non pagamento degli straordinari.

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