La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (31)

Le risorse oggi disponibili a Verona per i poveri

Servizi messi a disposizione dalle Istituzioni:

– dormitorio Camploy: 52 posti;

– corte Marini: 20 posti gestiti dall’associazione ‘Il Corallo’ (si parla di progressivo disimpegno del Comune e di possibile chiusura);

– asilo per donne in via Molise: 10 posti.

Non solo istituzioni:

– gruppi privati gestiscono da tempo decine di posti letto in convenzione con il Comune;

– Il Samaritano. Opera dall’ottobre 2006. Responsabile: Michele Righetti. Dispone di 65 posti: 50 in convenzione con il Comune; 15 per interventi Caritas. E’ casa di accoglienza: guarda all’uomo e ai suoi bisogni in maniera globale, con l’obiettivo che ogni persona ristrutturi la propria vita nel contesto sociale. Si analizza la sofferenza del senza casa. Per ogni ospite un progetto (in 2 casi su 3 si raggiungono i risultati sperati): bisogna ragionare sul singolo caso per una re inclusione. Insieme si cercano opportunità, reinserimento sociale e vita indipendente. Gli ospiti compartecipano alla gestione degli spazi; curano ordine, pulizia, rispetto della casa e delle persone. Si distinguono tre aree: centro diurno sociale (apre alle ore 16) – accoglienza serale (non dormitorio: è la casa dei senza casa) – ricerca di lavoro (si prepara uno spazio lavoro: una cooperativa sociale). E’ perciò luogo di incontro, dormitorio, speranza di normalità.

Con una équipe di specialisti, si alternano circa 200 volontari.

– mense. In città ce ne sono a sufficienza: non si patisce la fame. Il problema è un altro. Ce lo dice fra’ Ezio, della mensa di San Bernardino: “Una minoranza di chi sta in Italia da 7 – 8 anni non reagisce più e si dà all’alcol. Ma la maggioranza più che pane chiede lavoro”.

Sul piano del lavoro sono emerse:

– una possibilità di Caritas e Circoscrizione 5^ (gennaio 2008) circa il recupero degli abiti contenuti nei cassonetti della Caritas e sul ruolo di giardinieri nei parchi pubblici.

– Gli “Amici di Favale” fanno presente che, nel 2007, attraverso agenzie da loro contattate, hanno trovato lavoro circa 60 persone, di cui 25 donne, seppure con stipendi bassi e lunghe pause. “Negli ultimi tempi, però, la politica del Comune e della Questura si è irrigidita molto, fino all’assurdità che persone che da anni lavorano e vivono regolarmente, pagando tasse e contributi, si ritrovano in clandestinità. Resta la strada”.

Occorre ben altro! Se il problema dei poveri è affidato ai servizi sociali e al volontariato, i poveri restano e aumentano. Bisogna operare per una nuova società ( un ideale che sarà sempre al di là delle nostre realizzazioni) che ci permetta di ritrovare il senso del vivere comune. Il povero deve recuperare dignità e fiducia in sé e nella società; non va ghettizzato, ma valorizzato come tale: è persona che deve trovare in sé le ragioni per cui battersi. Prima di essere povero è uomo, donna, figlio di Dio. Chi lo incontra e lo accompagna non può presentarsi come chi sa quello che il povero deve fare. Il vero aiuto è porsi accanto, condividere. E’ il povero il maestro; da lui si impara. Deve sentirsi normale e dare tutto. Insieme si cerca lavoro, non carità; prospettiva economica, non servizi sociali.

Una società fraterna e che crea fraternità può sconfiggere la povertà umana, materiale e spirituale.

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