La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (30)

Cacciare i miseri della terra? Valutazione conclusiva

Il sogno: chiudere tutti i dormitori senza lasciare nessuna persona in strada; dopo la fase dell’emergenza poveri e disagiati diventano autonomi.

Come muoversi verso la realizzazione del sogno?

– censire le persone in grave stato di povertà rilevandone la situazione e le possibilità;

– assistenza nel momento del bisogno mirata all’integrazione sociale;

– centri diurni e notturni di responsabilizzazione;

– unire le forze positive per sostenere chi cade: istituzioni, diocesi, banche, imprenditori, sindacati, volontariato, cooperative, terzo settore;

– procurare lavoro, puntando su imprese disponibili, piccole attività locali, cooperative sociali, microcredito (MAG);

– costituire un fondo per il pagamento di rette a partire da quelle scolastiche, servizi educativi,bollette, alloggio.

Ascoltiamo tre “maestri”:

*Stefano Fontana (“Il Corriere di Verona” del 9-1-08): “Il problema è un progetto complessivo sulla povertà e sulle politiche di lotta alla povertà. Cinico è l’atteggiamento per cui è importante che i poveri non disturbino; essi non vanno spostati perché stonano con l’ambiente; non vanno scaricati ai cirenei di turno. Tanta politica sopporta con fastidio la povertà e adotta misure al massimo di assistenza, non emancipatrici. Non è questione di decoro urbano e per addetti ai lavori.

Il progetto deve basarsi su due principi:

– sa rispondere al bisogno chi è ‘prossimo’, vicino al bisognoso, ne conosce le necessità, a cui sa rispondere in modo personale e personalizzante: agisce chi guarda in faccia i bisognosi, non chi sta seduto dietro una scrivania;

– la responsabilità sociale è della comunità locale, che deve coordinare e animare gli interventi contro la povertà in modo organico, valorizzando gli attori sul campo e facendoli collaborare tra loro. E’ il ruolo del Comune: coordinare, valorizzando le specificità di ogni risorsa sociale e la capacità di intuire i nuovi problemi.

*Il vescovo Zenti richiama la politica ai suoi doveri e chiede una strategia comune tra pubblico e privato per chi non ha casa, si tratti di ‘nostri concittadini o stranieri non importa’, in modo da assicurare a tutti un tetto. Obiettivo ineludibile è come tenere occupate di giorno queste persone che spesso rifiutano un lavoro: l’ozio e la mancanza di punti di riferimento sono cattivi consiglieri.

Propone un confronto stabile tra Amministrazione, Caritas e volontariato per contrastare il disagio sociale, evitando il pericolo di abbandonare queste persone e cercando di ridare dignità alle persone, specialmente a chi non è in grado di tenere il passo di questa società.

L’assessore Bertacco dichiara “ampia disponibilità al confronto chiesto dal vescovo. La sola assistenza per queste persone non funziona. L’obiettivo sono percorsi di reinserimento sociale”.

*Renzo Fior, della comunità di Emmaus: “Si deve tener conto di situazioni drammatiche. C’è malessere nei confronti della povertà e della miseria. Siccome combatterle e offrire alle persone nuove opportunità è terribilmente difficile, si preferisce combattere poveri ed emarginati e chi presta loro solidarietà concreta. Occorre invece ascoltare chi vive ogni giorno con i poveri. Chi vive ai margini trova sempre occasioni per farsi vedere e per metter in crisi il nostro perbenismo di facciata. E ci dà fastidio”.

I nodi della questione:

– chi, come il sindaco Tosi e l’assessore Bertacco, ricorre alle guardie armate per la custodia del dormitorio pubblico; chi sgombera e caccia poveri e diseredati senza nessuna ‘pietas’; chi decide quanto abbiamo raccontato nei precedenti articoli, come può condividere l’impostazione proposta dal vescovo Zenti, da Stefano Fontana e da Renzo Fior? Su quali basi ci può essere dialogo?

– la maggioranza dei cittadini è sbrigativa e spietata: ritiene i poveri un fastidio e li accusa. I mass media accettano questa impostazione e non posano lo sguardo sul sofferente. Le nostre città ricche dei poveri non sopportano nemmeno la vista: fanno un brutto effetto e ci turbano. Meglio rimuovere la povertà (e la malattia) e nascondere agli occhi la parte di realtà che non piace. Al massimo si concede un’offerta e una convenzione con il prete o con l’associazione di turno.

E il sindaco Tosi asseconda.

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