Elezioni regionali

Invece di essere invitati a scegliere tra persone che si propongono come amministratori in base a programmi, siamo stati chiamati a scegliere tra il Bene e il Male; tra l’Amore e l’Odio; contro la dittatura o contro il comunismo che non muore. Ci hanno chiesto non un voto, ma un atto di fede. Chi ci governa non ce la fa a capire che la politica non è vincere le elezioni e comandare; è avere un’idea di popolo, di nazione e di Stato e governare. I politici non dovrebbero neppure sognarsi di parlare come se gli elettori fossero burattini.

Le conseguenze sono evidenti, ma non le vediamo: se si eccettua l’ingresso nell’euro, qualcuno sa dire le innovazioni nel sistema Italia negli ultimi 30 anni? A Verona, a parte i proclami e la cacciata di alcune centinaia di poveracci, qualcuno sa elencare tre “cose” importanti che ha realizzato il sindaco Tosi in città?

Sensazione: il voto premia chi dice parole grosse (secessione, federalismo, padania) che non si sa cosa significano, ma che, nel vuoto generale, esercitano un fascino spiegabile solo col desiderio dei polli di farsi spennare.

“Negozieranno con il Governo più poteri per il Veneto”. Come se non fossero loro il Governo, in Italia e nel Veneto, da tempo.

“Prima Italiani e poi Veneti” (Fini) o “Prima il Veneto” (Zaia)? Qualche giorno fa, in una festa in zona Stadio, sventolavano bandiere. Quali? Quella ‘veneta’ e quella scaligera. E basta. Siamo una nazione che rinnega se stessa? E con che cosa viene sostituita la perduta identità nazionale? Pare, con l’egoismo degli interessi locali: “El Veneto ai Veneti”. O la smettiamo o lo Stato democratico si sfascia nella coscienza dei cittadini. Forse è questa la grande riforma verso la quale andiamo diritti.

Evviva il nostro Presidente Zaia! Dice: “Ho ricevuto il mandato di governare, dal popolo. Devo fare presto: chi tergiversa è perduto. Velocizzeremo, a partire dal regolamento regionale. Porremo la questione di fiducia: non c’è tempo da perdere”. Così si va avanti sparati che è un piacere. Modello: la legge Finanziaria approvata a Roma in nove minuti. Anche il Veneto partirà come un missile. Che poi la Finanziaria sia buona, mediocre o pessima, chi se ne frega? L’opposizione? A parte che nel Veneto è debole, resta un intralcio; occorre cucire le bocche della minoranza. Tanto “noi abbiamo il popolo dalla nostra parte; abbiamo i voti”. Sì: l’azione abolisce la riflessione e la qualità. Conosciamo i maestri di questa “democrazia”: Berlusconi insegna, Bossi insegna, Tosi insegna. E molti, troppi imparano e battono le mani. Ma questa mentalità non è quella che strappava grandi applausi, in mastodontiche assemblee, negli anni 1920-25?

Competizione elettorale senza contenuti. O con un contenuto preciso: salvare se stessi e lasciare gli altri al loro destino. Neppure l’ombra di un pensiero sul nostro futuro di popolo. Il dibattito non c’è. Magari volassimo a quota bassa! Non voliamo proprio: fermi. Indicativo: abbiamo sentito ripetere che è tempo di affrontare i problemi veri della gente. Bene. Ma qualche mente illuminata ha affrontato sul serio questi problemi, proponendo soluzioni ritenute efficaci per tentare di risolverli? Da altri un unico discorso: liberiamoci da comunisti, magistrati faziosi, occulti registi di complotti, pericolosissimi personaggi che infettano l’aria e che non si sa chi siano. Una cosa è andata bene: la piazza e le manifestazioni popolari. Appartengono alla democrazia, ma senza idee a cosa servono? Un avversario comune da colpire non è un programma di governo. E’ naturale chiedersi se i partiti si occupino di questo perché non sanno occuparsi d’altro.

Troppi partiti sono comitati elettorali o cortigiani. Il loro compito è elogiare il capo ed eleggerlo, nelle poche occasioni elettorali in cui si vota sul serio. Oppure sono una somma di rissosi potentati locali; un rimasuglio di antichi gruppi dirigenti di partito, gente spesso dai dubbi precedenti (non solo da Roma in giù); ragazze avvenenti, figli e nipoti di potenti, gente di ogni risma ma spesso di nessuna capacità e autonomia. Un’accozzaglia. Il Centro Sinistra è un pollaio in ebollizione; Berlusconi finora ha controllato e messo tutto a tacere. Compito dei tre capi del PdL sembra essere occultare i problemi: nessuna elaborazione intellettuale; nessuna visione di avvenire.

Democrazia è partecipazione politica; non è solo votare; non è procedere a colpi di fiducia; è essere informati e presenti nel dibattito e nelle scelte.

Oggi viviamo la democrazia del “ghe pensi mi”. Sui cartelloni pubblicitari abbiamo letto: “Ho ancora molto da fare per voi”. Sono significative alcune battute che ho sentito in campagna elettorale:

– “Che cosa ha fatto Tosi per la città, se non cacciare qualche centinaio di poveri cristi?”.

Risposta: “Ti pare poco? E’ quello che vogliamo”. E Verona dove va? Non importa!

– “Ho votato Casini: è quello che offende meno e che è meno aggressivo”. E’ questo il progetto di Italia per cui vale la pena spendersi?

– “Tosi ha aggiustato il marciapiede davanti a casa mia. Lo aspettavamo da anni”. Complimenti: risorge la città!

– “Vengono a bere l’aranciata con noi all’osteria. Alla televisione dicono che sono in mezzo alla gente. Li voto”. Viva la Padania!

– “Quelli ci danno i soldi per i nostri bisogni. Li voto. Tu quanti soldi mi dai?”. Qualcuno motiva: “Oggi dalla politica non ci aspettiamo niente. Meglio puntare su qualcosa di concreto”.

E’ tempo che ci svegliamo dal sonno. E’ tempo di resurrezione. Meglio non tirarsi indietro per i motivi che ognuno di noi trova in se stesso

Tito Brunelli

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