La nuova frontiera

Una società senza ideali è destinata fatalmente alla decadenza. Il presidente Kennedy sapeva  che all’America opulenta necessitava una motivazione ideale per svilupparsi non solo economicamente  e indicò agli Americani la “nuova frontiera”, con mete specifiche l’eliminazione delle povertà e della discriminazione razziale.

La storia presenta molte società civili estinte per mancanza di motivazioni ideali: l’impero romano, la repubblica di Venezia, la Francia del Re Sole, la potenza spagnola: società che si erano sviluppate anche su motivi ideali e che, raggiunto il massimo sviluppo economico, si sono adagiate a godere le ricchezze accumulate, decadendo.

E l’Italia di oggi?

Chi ha conosciuto il periodo post bellico e la ricostruzione sa il fervore di idealità, anche violentemente contrastanti tra di loro, che animavano la società di allora. In seguito, raggiunto un buon grado di benessere, gli ideali si sono appannati, anche quelli proposti dalla componente cristiana del paese. A tale appannamento ritengo imputabile la contestazione del ’68, madre delle Brigate Rosse che si proponevano con metodi barbari, una società egualitaria.

Ai nostri giorni, solo alcuni movimenti principalmente di ispirazione cristiana, si propongono al paese come propugnatori di una società più giusta attraverso un’azione sull’uomo e sulla sua religiosità che lo porti a incidere beneficamente sulla società.

Il benessere esclusivamente economico ha in sé i germi della decadenza del paese: tutto è finalizzato all’avere, non importa come. Ed il fine dell’esistere? Solo una parte dei cittadini si pone la domanda che ha in sè la soluzione dei problemi della persona e della società. Diceva Dostojewski che “se Dio non c’è tutto è permesso”, anche le cose più aberranti. E’ pertanto necessario che l’Italia sia guidata da uomini come quelli che erano suo patrimonio nel passato: Sturzo, De Gasperi, Gonella, ….  Urge il ripristino degli ideali decaduti, da proporre anche alle nazioni dell’Est europeo. Sapremo cogliere l’occasione?

Raffaello Didonè

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