La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (24)

I cassonetti della Caritas per la raccolta dei vestiti? Via anche quelli

Gennaio 2008. Fabio Venturi, delfino di Tosi, presidente della V^ Circoscrizione (Borgo Roma, Cadidavid, Palazzina): “Via dalle strade di Borgo Roma i cassonetti della Caritas per la raccolta dei vestiti usati. Non sono contrario al loro recupero; sono contro l’abbandono degli indumenti in cassoni alla mercé di chiunque. Sono disposto al dialogo, ma fermo sulla posizione. I cassonetti diventano luogo di incontro-scontro di extracomunitari, poveri e disperati, che litigano, con schiamazzi e violenze, entrano nei cassonetti (gli zingari in particolare infilano dentro i bambini) per accaparrarsi l’abito migliore, che spesso rivendono al miglior offerente, e buttano per strada il resto degli indumenti. Così compromettono la serenità e il decoro dei quartieri. La gestione del vestiario va fatta in luoghi controllati; i capi vanno raccolti e distribuiti a mano, nei locali delle parrocchie, che da anni offrono questo servizio, con equità”.

La proposta, in linea con la politica di sicurezza e decoro della Giunta, piace a tutti i Presidenti di Circoscrizione e all’assessore ai servizi sociali Bertacco. Il sindaco Tosi condivide e dice alle parrocchie cosa devono fare: “Emergerà una soluzione condivisa. San Vincenzo e Caritas si accordino affinché sia una sola organizzazione a fare la raccolta dei vestiti”.

La Chiesa veronese risponde.

Prima reazione di don Giuliano Ceschi, presidente della Caritas: “Non mi sorprendo di nulla. Sono disponibile al dialogo e fermo sulla posizione. Valuteremo se c’è qualche disservizio e l’ubicazione migliore dei cassonetti, che devono restare sulle vie”. L’incontro Venturi – Caritas è sereno: Venturi: “Ottima intesa. Alcuni cassonetti saranno spostati. Si elimineranno quelli che creano problemi e si sposteranno quelli a rischio in aree più illuminate. Ceschi:  “Sono due i cassonetti da riposizionare”

Intervengono alcuni Parroci: “E’ crociata contro i poveri?”. Nei contenitori Caritas c’è di tutto: si fa una cernita e si tiene il buono. In genere i vestiti vanno al macero e il ricavo va in carità. Chi ha abiti in buone condizioni li porta in parrocchia.

Don Piero Bergamini annota che “ci sono aspetti della povertà che non rientrano nei parametri delle Istituzioni. Il problema della solidarietà e dell’accoglienza si deve sviluppare prima di tutto sul piano umano e culturale, tra la gente”.

Fabio Segattini, consigliere comunale: “Ridicolo prendersela coi cassonetti. Perché non eliminiamo anche quelli di AMIA? La povertà è prodotto di questa società: nasconderla agli occhi non serve”.

Riflette Massimo Mamoli, su “Il Corriere di Verona” dell’8-1-08: “La questione è di fondo: quale cultura politica ispira, sul tema della povertà, l’attuale maggioranza? La linea è chiara: i cassonetti sono problema di ordine pubblico. Ma il problema della povertà non si affronta togliendo i poveri dagli occhi. Il cassonetto è simbolo di solidarietà; eliminarlo non risolve il disagio e comporta conseguenze sul piano evocativo; il fenomeno si sposta da un’altra parte. E chi dice che i locali e i cortili delle chiese sono controllati? Avremo preti vigilantes e ronde della San Vincenzo per evitare che diventino a loro volta ricettacolo di liti e malaffare? In una società in cui nessuno aiuta nessuno, delegare al prete di strada fa comodo, ma non è efficace né coraggioso scaricare la responsabilità sui parroci. Chi amministra deve risolvere le questioni, a partire dalle cause, e non limitarsi a spostarne gli effetti. ‘Via i cassoni dalle vie’ significa rimuovere un problema e lascia il sospetto che nasconda un principio non condivisibile: la povertà con le sue facce è sgradevole e va allontanata. Ma se fa parte della nostra civiltà? D’accordo verificare l’utilizzo e l’ubicazione dei cassoni; ma fa riflettere il pensiero che sta dietro a queste azioni e soprattutto la carenza di proposte che non siano la semplice cancellazione degli effetti visivi o astute operazioni di immagine. In questo caso non è politica: è spot”.

Mamoli ci dice la verità: non è ammissibile scaricare sulle parrocchie e su altri enti soluzioni che l’Amministrazione, per la sua natura, deve gestire, come le mense e i dormitori.

L’Amministrazione Tosi vuole lasciare ad altri, in particolare alla struttura della Chiesa, il problema dei poveri. Le interessa solo che non siano in strada, che non si vedano.

1 Commento

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Una risposta a “La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (24)

  1. Dario

    Totalmente d’accordo con Tosi! I cassonetti sono anche pericolosi: a Milano ho visto personalmente una zingarella che ci era entrata per rubare i vestiti, e che non riusciva più a uscire

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