Settimo: “Non rubare”

Da anni la politica in Italia si rimescola, nel nome del rinnovamento. Per dirla con Tomasi di Lampedusa: “Quante cose debbono cambiare perché tutto rimanga come prima” o come si dice a Verona: “La musica cambia, ma i suonatori sono sempre quelli”.

Oggi si torna a sostenere che, per far politica, sono necessarie persone esperte nella cosa pubblica: è un salto nel vuoto rinnovare completamente politici e amministratori.

Nel 1945 si sono manifestati uomini che, pur non esperti, hanno dato all’Italia una classe politica di tutto rispetto a ogni livello, in un tempo in cui la base culturale era quantitativamente più limitata dell’attuale.

Sono del parere che, per rinnovare la politica, è necessario cambiare quasi completamente gli uomini. Si deve poter contare su persone capaci, rispettose delle leggi, non aggregate in consorterie volte a tutelare gli interessi dei loro aderenti e non il bene comune e, prima di tutto, dotate di senso morale. Negli anni ’70 uno dei ‘nuovi filosofi’ marxisti francesi, se ben ricordo Henry Levy Strauss, affermò che, per rinnovare la società, sarebbe stato necessario contare su persone rispettose dei 10 Comandamenti. Sarà riduttivo, ma i politici siano rispettosi almeno del settimo.

Raffaello Didonè

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