Verona Fedele e il potere politico attuale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di un lettore. A seguire, la risposta agli interrogativi di Tito Brunelli. Buona lettura.

Verona Fedele e il potere politico attuale.

Martedì 08 dicembre, Festa di Maria Immacolata. Uscendo dai banchi della Chiesa, finita la Messa, intravedo sul tavolo dedicato alla stampa cattolica l’ultimo numero di Verona Fedele. In prima evidenza vi è un titolo interessante sul mandato di Flavio Tosi, sindaco di Verona, con tanto di bella foto. Arrivato a casa mi collego con internet sul sito di Verona Fedele e recupero l’intervista a firma di Nicola Salvagnin. Titolo: “Il Sindaco della Lega Verona si specchia nella “sua” città”. L’occasione è “il giro di boa” del suo mandato. Pare una bella occasione per fare un primo bilancio della gestione-Tosi e per conoscere meglio il Tosi-pensiero.

Era da tempo che non leggevo un articolo così fatto bene, chiarificatore, preciso, interessante su un uomo politico veronese, personaggio di spicco del suo partito (Lega Nord), in crescita costante di consenso: il sindaco-Scavolini, come riportato dall’intervista stessa, il sindaco più amato d’Italia. Un’intervista dove risulta evidente che la Lega sta coerentemente portando avanti battaglie politiche per le fasce più deboli della società, per i valori della nostra cultura cristiana in pieno consenso popolare. Amen. Nessuna domanda, indicazione, curiosità sul Tosi-parere riguardo episodi culturalmente illuminanti quali, ad esempio, lo “strano” contrattempo accaduto nel comune di Coccaglio (la caccia ai clandestini sotto l’operazione denominata “White Christmas” operata dall’amministrazione a maggioranza leghista); nessuna domanda sui rapporti apparentemente “tesi” tra Lega e Chiesa (clamorosa la frizione, per usare un eufemismo, scoppiata in questi giorni tra l’arcivescovo di Milano, mons. Tettamanzi, ed esponenti di spicco della Lega, Calderoli e Castelli in primis); nulla di nulla sulla “spinosa” condanna definitiva del sindaco-Scavolini per “propaganda di idee fondate sulla discriminazione e l’odio razziale” avvenuta quest’anno più o meno assieme al giro di boa del suo mandato.

Piccoli episodi. Manifestazioni di cultura non proprio limpida, che forse dal settimanale diocesano di Verona ci si poteva aspettare di chiarire, vista l’occasione di una bella e sana intervista. Occasione che mi pare invece non colta, sprecata. Peccato. Eppure sarebbe stato importante chiarire a Verona, e in particolare ai cattolici veronesi (suppongo target del settimanale diocesano), l’opinione del sindaco-Scavolini su questi fatterelli. Ma forse sono io che non ne capisco di queste cose.

Un abbraccio.

Giuseppe Andrioli

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Caro Giuseppe,

la tua lettera pone una questione che molti cattolici veronesi vivono con sofferenza.

Richiami il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi. Cambia il mondo! Negli anni ’70 e ’80, date le responsabilità che ho ricoperto nella nostra diocesi, ho avuto più occasioni di ascoltarlo e di chiacchierare con lui in profondità. Era considerato un conservatore, intransigente sulla dottrina cristiana. Oggi da parecchi viene presentato come cattocomunista, addirittura imam. Ricordo una sua risposta a chi gli diceva che la dottrina della Chiesa è troppo esigente e difficile da vivere: “Davanti a noi c’è l’Everest. Scalarlo è di pochi. Ciò non significa che si debba tagliarlo. Significa che si parte per grandi mete. Se poi non si arriva in cima, pazienza: non è una sconfitta, ma uno sprone per puntare il più in alto possibile: “Siate perfetti come il Padre mio”. Ecco don Dionigi. Richiama alla civiltà dell’amore. Perché oggi appare un ‘rivoluzionario’? Bisogna rispondere.

Veniamo a Verona: ascoltiamo le riflessioni di molti cristiani. Sul piano sociale siamo una presenza essenziale. Un solo esempio: se non ci fossimo, i poveri ne soffrirebbero molto. Ciò che fa soffrire molti è vedere chi rappresenta la Chiesa, ad esempio il settimanale diocesano “Verona Fedele”, rifarsi al buon senso comune e schierarsi spesso dalla parte del potere. Per lo meno non emerge con limpidezza il messaggio evangelico. Nei confronti della Lega e del Sindaco leghista, dovrebbe emergere chiaro che le prospettive e i disvalori che propongono scalzano alle fondamenta la visione cristiana della vita e della storia, se non altro perché l’uomo non è l’immagine di Dio tra noi. Pare poco? Il valore dell’uomo, proprio di quello che consideriamo il peggiore e che merita di essere punito pesantemente per le cattive azioni compiute, resta intatto: è immagine di Dio e fratello di Gesù e nostro, senza tentennamenti. E come tale va considerato e trattato.

L’ambiente veronese si sta incattivendo: crescono l’egoismo e l’ostilità degli uni nei confronti degli altri. Poveri, accattoni, emarginati, persone senza dimora, drogati, a volte meridionali e malati (di mente  in particolare), soprattutto immigrati e nomadi (rom e sinti): gli sbandati, come li chiama il sindaco Tosi, sono cacciati, costretti a tornare nel buio perché respirano ostilità e atteggiamenti violenti e talora razzisti. Don Tettamanzi vede, in questa arretramento della nostra società, una possibile deriva e richiama a un supplemento di solidarietà. Ad esempio, egli non giustifica la cacciata dei nomadi senza affrontare il problema della loro vita: si caccia, ma le persone restano ed in condizioni sempre peggiori: la loro marginalità pone nuovi e sempre più gravi disagi per tutti. Richiama il comune di Milano a mettersi alla testa di un progetto di convivenza che non sia di una, ma di molte città d’Italia disponibili e, via via, di tante città europee e dell’intera Europa.

A Verona i problemi non sono minori e le proposte intelligenti ci devono interpellare. Anche qui si caccia e non solo i nomadi. Nei loro confronti la Chiesa ha dei meriti, ma occorre un progetto a lungo termine, voluto, concordato con chi ci sta, cattolico, cioè capace di coinvolgere le Chiese vive in tutta Europa. Chi meglio della Chiesa cattolica può porre questa esigenza? Aspettiamo una Chiesa (disponibili e lieti di collaborare) consapevole delle difficoltà politiche e amministrative e, contemporaneamente, capace di annunciare non il buon senso umano ma il Vangelo della vita, l’uomo strada della Chiesa, i valori dell’accoglienza e della solidarietà intelligenti, i diritti e i doveri dell’uomo e del cittadino, primo quello dell’istruzione e della conoscenza, e il dovere di costruire buoni rapporti tra tutti i Veronesi. Le persone vive della Chiesa veronese devono mettersi insieme per costruire, alla luce del Vangelo, della dottrina sociale della Chiesa, del valore di ogni persona e tenendo presenti le possibilità economiche, sociali e culturali del nostro territorio, i possibili interventi e le possibili soluzioni.

Occorrono posizioni chiare, le uniche capaci di coinvolgere i giovani. I problemi non si risolvono da soli. Occorre l’intelligenza del cuore, della ragione, della fede nel Signore Gesù.

Tito Brunelli

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