In morte di Giovanni Fiorentino

Lo conoscevo già, ma ebbi modo di apprezzare molto meglio le sue doti umane, culturali e spirituali quando, nel 1980, il vescovo Amari mi volle presidente del Centro diocesano di Pastorale Familiare e Giovanni accettò di far parte della presidenza del Centro. Per anni ci siamo incontrati spesso, per il comune servizio alle famiglie e alla preparazione al matrimonio.

Per Giovanni e per i suoi amici palermitani quell’impegno fu importante, come segno di accoglienza della Chiesa veronese nei confronti di “terroni”: erano gli ‘immigrati’ di allora. Verona li aveva già accolti, ma la strada restava lunga.

Giovanni, con la sua sola presenza, testimoniava:

* doti umane di rara qualità. La prima: era attentissimo nell’ascolto, un ascolto per capire, per entrare nella persona e per apprezzarne le ricchezze interiori. Un ascolto che costruiva le premesse di un dialogo vero. Sapeva valutare e, quando si esprimeva, lo faceva sempre con partecipazione personale e con una grande profondità di ragionamento che lasciava trasparire, senza farla pesare, una cultura profonda, diventata vita. Anche chi non condivideva rispettava la persona: tutti ci rendevamo conto che il pensiero espresso non solo non era banale, ma, prima di tutto per lui, era coinvolgente e motivato, degno della considerazione di tutti. Ascoltarlo era un arricchimento per gli interlocutori: si esprimeva in modo pacato, attento e rispettoso dei presenti. Mai ho colto atteggiamenti di sopraffazione. Mai poneva se stesso al centro. Queste sue qualità lo collocavano su un altro piano rispetto al tipo di rapporti dei più. “Uomo di altri tempi”, verrebbe da dire. Ma non è così: Giovanni è stato e continua a essere nella vita di chi l’ha conosciuto, un modello di rapporti umani. Noi dobbiamo cambiare.

* doti culturali, da tutti riconosciute. Si informava, studiava, rifletteva nella sua interiorità, conosceva, sapeva di tutto. In particolare era interessato al nostro essere persone umane e figli di Dio: filosofia, teologia, bibbia, psicologia, attenzione alla modernità. Si restava incantati per la sua preparazione nelle varie branchie del sapere. Era un professore nato e prima ancora un educatore, fatto per trasmettere ai giovani il sapere, un sapere che era la sua vita.

* doti spirituali, alla ricerca continua e mai scontata dell’origine della dignità della persona umana. Aveva ricevuto il dono della fede e tutta la sua vita è stata ricerca critica e mai scontata, sempre aperta a Dio, padre e fratello, per motivare nell’essenziale l’attenzione all’uomo e la sua dignità. Pochi mesi fa, in un suo scritto, è tornato a ri-motivare la sua fede cristiana, tormentata e profonda.

Giovanni è stato uomo di scuola fino alle midolla: insegnante e preside. Molti mi hanno parlato di lui in questa veste, sempre in modo entusiasta per le sue doti di lungimiranza e di coinvolgimento su progetti e per la volontà decisa di rispettare tutti, di dialogare al di là del possibile, di favorire la crescita dei giovani. Anche chi lo criticava (pochissimi) riconosceva il suo impegno nella ricerca del meglio, delle possibili soluzioni, senza badare a esigenze personali e a quanto tempo ‘perdeva’.

L’ho conosciuto meno nella sua esperienza familiare e in quella politica. Chi è vissuto al suo fianco certamente porta in sè un segno profondo di lui.

In politica ha portato se stesso: per molti aspetti era un pesce fuor d’acqua. Richiamava con costanza a valori, progetti, stili di comportamento maturati nella sua esperienza di vita, quasi incomprensibili per persone di partito e per i consiglieri comunali che si è trovato al fianco. Qualche mese fa mi ha sconsigliato di riprendere l’impegno partitico: “Non è per gente come noi. Meglio se ci dedichiamo al pre politico, al sostenere altri”. Non ho ascoltato il suo consiglio, ma allora e ora sono orgoglioso che Giovanni mi abbia ritenuto simile a lui come impostazione umana.

Un’ultima nota sulla partecipazione di Giovanni Fiorentino al nostro blog “Progetto Verona”. Per scrivere i numerosi articoli pubblicati, abbiamo interpellato, ascoltato e avuto notizie da centinaia di persone. Ebbene (e questo è un gravissimo segno dei nostri tempi, di questa fase leghista) il 99% degli interpellati ha dato le notizie richieste, ma a un patto: non avrebbero firmato e nulla doveva essere scritto che potesse far supporre la fonte delle notizie. Giovanni Fiorentino è uno dei pochi che ha messo la sua firma ogni volta che ha scritto: un uomo libero.

L’elogio in morte di Giovanni Fiorentino è per me dovere che viene dal profondo. E’ un bene per tutti che risulti chiara la verità di quest’uomo. Qualcuno dovrebbe dedicarsi a raccontarlo per quello che è stato e che continua a essere: sono poche le persone che, come lui, hanno segnato positivamente la storia di molti veronesi e del nostro territorio, lasciando ovunque è passato un solco di bontà, di serenità, di serietà, di una competenza senza confini sul piano professionale, di una coscienza umana e cristiana matura, capace di illuminare chi ricerca la verità e il bene.

Se qualcuno si fa avanti, io do una mano.

Ciao, Giovanni. Arrivederci.

Tito Brunelli

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2 commenti

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2 risposte a “In morte di Giovanni Fiorentino

  1. Myriam Zarantonello

    Bravo Tito ! grazie per quello che hai scritto di Giovanni. Lo condivido e mi porto nel cuore con tanta commozione, affetto e riconoscenza questo compagno di viaggio eccezzionale! Ricordo soprattutto i suoi silenzi nelle lunghissime ore di consigli comunali, la sua infinita pazienza nell’ascoltare i discorsi spesso banali, pretestuosi, offensivi della dignità della politica, in cui lui credeva e che rispettava sempre. Intere nottate passate seduto al suo scranno a fissare il consigliere di turno, in un’aula deserta, perchè tutti gli altri si rifiutavano di ascoltare e si allontanavano cercando di fare dell’altro. Lui nò, sfidava il relatore a dimostrare che c’era dignità e credibilità in ciò che faceva e che diceva!
    E’ stato la coscienza buona per tutti noi. Io gli sono davvero molto grata!
    Auguro a te e famiglia un anno di operosità gioiosa! Myriam Zarantonello

  2. Condivido il giudizio su Giovanni Fiorentino espresso da Tito Brunelli (che saluto caramente). Trovo doveroso matenere viva la testimoninaza di Giovanni a vantaggio della comunità veronese. Come preside del Galilei e come presidente pro tempore del Collegio Presidi Superiori sono disposto a collaborare a questo scopo.

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