Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (31)

La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?

Chi ha ragione? Risposte internazionali al Berlusconi arrabbiato e ottimista:

*Angel Gurria, segretario generale Ocse, è molto preoccupato per l’occupazione giovanile. Per l’economia italiana, la previsione per il 2009 è molto negativa: il Pil è a – 5,5%. Concordano Banca d’Italia e Confindustria. Tornerà positiva nel 2010 per la crescita dell’esportazione. “Facciamo il nostro lavoro: fare stime; a volte sono positive, a volte negative: non dipende dagli uomini, ma dalla realtà. I governi non vogliono fare riforme per paura di perdere consensi. E le elezioni sono sempre alle porte. Questo invece è il momento giusto per cambiare il sistema: meglio rinunciare a qualcosa che rischiare la bancarotta. Non è il caso di abbassare la guardia. Non vi è nessun motivo di cui rallegrarsi, anche se, rispetto alla situazione nera di qualche mese fa, c’è qualche miglioramento”.

*Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale Europea: “Il calo dell’attività economica rallenta. Il primo trimestre 2009 è stato molto negativo; i trimestri successivi dovrebbero esserlo di meno, portandoci alla stabilità nell’attività produttiva entro la fine dell’anno e permettendo così di registrare una  ripresa dell’attività e l’uscita dalla crisi a inizio 2010”.

Dopo pochi giorni, ai primi di luglio, dichiara: “Per vedere la ripresa occorrerà attendere almeno un anno. L’attività economica nel 2009 rimarrà debole. Nei prossimi mesi ci sarà un deterioramento ulteriore del mercato del lavoro, ma, dopo una fase di stabilizzazione, è attesa una ripresa graduale dalla metà del 2010. Resta il timore di ‘effetti avversi ritardanti’ come l’aumento della disoccupazione, che potrebbe peggiorare i consumi e gli investimenti e, perciò, le aspettative.

L’area che può tirare l’Europa fuori dai guai per la prima volta da secoli non sono gli USA, ma l’Asia e forse il Brasile”. Occorre puntare sui Paesi emergenti.

Discorso che segnala la massima incertezza su quanto ci attende.

*L’Ocse, più pessimista, rinvia al 2011 la ripresa dell’economia. Per i 30 Paesi membri, prevede per il 2009 un Pil a – 4,3% e una sostanziale stagnazione nel 2010. Il calo della ricchezza aumenterà il peso della spesa pensionistica rispetto al Pil. “Quella che era nata come crisi finanziaria diventa crisi economica e sociale”.

“Nell’area euro, nel 2010 la ripresa del commercio mondiale aiuterà le esportazione e le migliori condizioni finanziarie rilanceranno gli investimenti. Ma non c’è ragione di compiacersi. A ripresa avviata sarà necessario un consolidamento riducendo debito pubblico e deficit in modo coordinato tra i Paesi”.

Peggiorano le stime Ocse sulla crescita dell’Italia: per il Pil si prevede per il 2009 un – 5,5% (contro il 5,3% del Rapporto sull’Italia di 7 giorni prima – fine giugno). Per il 2010 conferma il + 0,4%.

Contemporaneamente l’Ocse rilancia l’allarme lavoro che dovrebbe creare, a fine 2010, 26 milioni di disoccupati. Per l’Italia le stime sono peggiori: se il Pil scenderà del 5,5%, il deficit sarà in salita: al 5,3% nel 2009 e al 5,8% nel 2010. La disoccupazione peggiorerà e toccherà quota 10,2% nel 2010. Per l’Italia, perciò, è recessione molto forte con il calo dell’export e il peggioramento delle condizioni finanziarie che colpiscono duramente gli investimenti.

*Barack Obama: “Ci vorranno ancora mesi per uscire dalla crisi”.

*Robert Zoellick, presidente della Banca mondiale: “Il 2009 resta un anno pericoloso, mentre il ritmo della ripresa nel 2010 è tutto fuorché certo. Se per le nazioni ricche è tempo di pensare a una strategia di uscita dalla crisi economica, per i Paesi in via di sviluppo è troppo presto per pensare a misure del genere. Si rischia di lasciare i più deboli nella casa che ancora brucia”.

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