La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (16)

Persone senza dimora dormono nel centro storico? Mai. Il decoro della città esige che siano cacciate

Aprile 2009. Piazza Dante, piazza Indipendenza, Palazzi Scaligeri, cortile del Tribunale, corte Sgarzerie e zone limitrofe: luoghi di bivacco. Di giorno sui gradoni della Loggia di Fra’ Giocondo siedono turisti e veronesi; di notte la zona diventa dormitorio a cielo aperto e tappa della Ronda della Carità, che porta cibo e coperte ai barboni. Quelli abituali sono una decina; dormono su letti di cartone. Quest’anno, alla fine dell’emergenza freddo (15 febbraio – ricordiamo che una dello ondate di freddo rigido, nel 2009, è arrivata dopo il 15 febbraio), il numero aumenta: 6-7 persone sono fatte uscire dai dormitori. Non si vedono, ma quando arriva la Ronda, all’improvviso, dal nulla appare la folla dei clochard: in città si distribuiscono circa 100 pasti ogni notte. Quest’anno, una novità: una ventina di musicanti dell’Est Europa cerca letto nei dormitori. Saltano gli equilibri. Aumentano disordini e schiamazzi. I residenti si lamentano per la sporcizia.

Il Sindaco cerca di tenere la situazione sotto controllo. La Polizia Municipale, per parecchie notti, sveglia e allontana barboni e persone che bivaccano in centro. Qualcuno ha la forza di dire: “Meglio le multe. Obbediamo a ordini per lo meno sproporzionati. Che dolore!”. Il comandante Altamura: “L’obiettivo è garantire la vivibilità ai residenti e aiutare i bisognosi, mettendoli in contatto con le strutture a loro dedicate”. Il Comune ce la fa: allontana i senza dimora dal centro; i fisarmonicisti se ne sono andati; la Ronda opera solo al di fuori dell’ansa dell’Adige.

I barboni cacciati tentano di resiste e tornano: “Dove vogliono che andiamo? Finita l’emergenza freddo ci hanno sbattuto fuori dai dormitori. In 5 siamo andati al Barana, ma è intervenuta la Questura”. Risto, un croato, cittadino italiano, a Verona dal 1987: “Al dormitorio non mi vogliono perché lavoro: dicono che posso affittare una casa. Guadagno 800 euro al mese e ne mando la metà a moglie e figlia in Croazia”. Joel, 37 anni: “Tosi ci vuole cacciare dalla strada; non ci arrendiamo”.

Ma il sindaco Tosi ha obiettivi chiari: “L’elemosina non aiuta il povero, che non deve essere un derelitto. La vera carità  porta a risolvere il problema. E’ lo spirito con cui il Comune di Verona si  muove nei confronti dei senza tetto in città. E’ questione di decoro e di dignità della città e degli stessi clochard. Così non si può andare avanti”. Dice questo dopo la prima notte di pattuglia da parte dei vigili per spostare i senza dimora dal centro storico. A chi fa notare che “è poco simpatico vedere agenti in divisa costringere i poveri ad andarsene dal loro giaciglio di fortuna”, il Sindaco risponde: “Diamo a tutti la possibilità di una sistemazione. E’ dignitoso ed è dare aiuto a queste persone farle bivaccare di notte in strada e consentire che i giardini di piazza Indipendenza diventino latrine a cielo aperto? Devo lasciar fare? No: devo dare risposte e le diamo. Avessi un locale in centro lo darei. Intanto la Giunta ha individuato un immobile vicino alla Fiera per assistere queste persone. Si può cenare e lavarsi”.

Stefano Bertacco, assessore ai servizi sociali

– esclude il ricorso ai 20 posti di corte Marini al di fuori delle emergenze: “Sono solo per l’emergenza freddo”;

– chiede pazienza ai residenti che si lamentano: “Non sono cose che si risolvono in due giorni. Sono persone recalcitranti al dormitorio pubblico e d’estate preferiscono dormire in strada”;

– cerca un punto di distribuzione dei pasti, per ovviare a una situazione insostenibile sotto il profilo igienico sanitario;

– cerca locali in centro, con bagni e doccia.

“Stiamo valutando come intervenire. Il ricorso ai dormitori forse non è necessario. Considerando solo l’aspetto economico, conviene contribuire al pagamento degli affitti di chi non ce la fa che finanziare dormitori, anche perché si deve cercare comunque una nuova sistemazione. Servono alloggi come soluzione alternativa, ma senza costi aggiuntivi”.

Poche note:

– perché il dormitorio di corte Marini non viene usato per le emergenze? Forse perché l’obiettivo è chiuderlo?

– è vero che l’elemosina non è risolutiva, ma il discorso del Sindaco, per essere credibile, deve arrivare a dire qual è il progetto che, se non può essere risolutivo, crea una prospettiva, una speranza per chi soffre la strada;

– per il Sindaco conta “dare a tutti una possibilità di sistemazione” o conta solo che le piazze “non diventino latrine a cielo aperto”?

Il direttore di “Verona Fedele” (4-4-09): “Il Sindaco vede il diavolo anche dove non c’è. Il suo obiettivo è di spostare i clochard dal centro alla periferia, in modo che non diano nell’occhio. La vera emergenza è un’altra; è quella educativa: riguarda i nostri giovani più che i barboni”.

Sì: quella del sindaco Tosi è una politica che attacca ‘gli ultimi’ per nascondere i problemi reali, che non vengono affrontati, come la crisi economica, il precariato, le imprese. Egli fomenta l’odio proclamando ai quattro venti: via straccioni, poveri, invalidi, barboni. I problemi vanno affrontati e, per quanto possibile, risolti. Per prima cosa, la Ronda attende una struttura di accoglienza in centro, come quella in ZAI, perché almeno i poveri possano mangiare in pace.

Ma la speranza è un’altra: che molte persone oggi in strada si possono recuperare. Don Sergio Pighi, che se ne intende, sosteneva che almeno il 40% delle persone senza dimora sono in grado di tornare a una vita normale. Oggi questa è la speranza di chi? Di chi mette in moto ogni energia per far sì che le persone senza dimora si sentano accolte e amate, condizione indispensabile per intravedere la possibilità di vivere nella società. Ma il sindaco Tosi non pensa a questo. Pensa a cacciare queste persone, per il decoro della città.

Il vero decoro è che tutti i cittadini si sentano a casa loro a Verona.

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