La Storia, maestra (inascoltata) di vita

Lo storico latino Sallustio, vissuto nel primo secolo avanti Cristo, nel suo libro “La congiura di Catilina”, riporta l’intervento di Catone il Censore nel Senato romano, rivolto a stigmatizzare la decadenza politico-morale della Repubblica. Cito:
“I mezzi con i quali i nostri avi fecero grande la nostra Repubblica furono l’autorità fondata sulla giustizia, la laboriosità, uno spirito indipendente, libero da intrighi e da passioni. Noi invece che cosa abbiamo? Amore del lusso, cupidigia, la miseria delle finanze pubbliche e la ricchezza di quelle private. Teniamo in pregio gli averi, ma ci piace stare senza far nulla. Non c’è più distinzione tra furfanti e galantuomini. Gli imbroglioni si accaparrano i posti dovuti ai meritevoli. E non c’è più da meravigliarsi: ciascuno di voi delibera soltanto a vantaggio dei suoi interessi. A casa siete schiavi dei piaceri; qui del denaro e del favoritismo. Ecco perché c’è chi si getta su una Repubblica senza difesa”.

Niente di nuovo sotto il sole.

Non aveva forse ragione G.B.Vico nel parlare di corsi e ricorsi storici?

Raffaello Didonè

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