La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (12)

Lotta agli accattoni. Intervengono due Vescovi.

Nello stesso numero de “L’Arena” in cui si annuncia l’ordinanza anti accattoni del sindaco Tosi, si legge un’ampia intervista al vescovo di Verona Giuseppe Zenti:

“Cristo chiede di essere attenti alle condizioni sotto il limite della dignità umana; una società civile e religiosa ha il dovere di intervenire in modo corretto per riportarle sopra questa soglia. La presenza di persone costrette a chiedere l’elemosina è sintomo di una società malata, che deve trovare i mezzi affinché una persona non tocchi una simile abiezione. L’accattonaggio, anche se praticato da persone in condizioni di povertà estrema, è in sè una piaga sociale; non è degno di un cittadino: va impedito garantendo alle persone che lo praticano, spesso minori, modalità di vita grazie alle quali possano rapportarsi con la società non da accattoni, ma da cittadini. Spesso il povero che allunga la mano è diretto da delinquenti o da un mondo di adulti che sfrutta le persone indifese, di fronte alle quali è facile commuoversi. Ma i problemi non possono essere risolti con un soldino. Vanno colpiti con determinazione i responsabili che sfruttano dietro le quinte la piaga; non chi domanda soldi che, se punito, viene penalizzato per colpe che forse non ha. Certo è più facile prendersela con chi è sul marciapiede. Sono le radici dell’albero che vanno recise perché non producano più cattivi frutti.

La gente non deve impietosirsi di fronte a chi chiede l’elemosina per la strada; non deve dare nulla a chi chiede l’elemosina davanti alla chiesa, per scoraggiare l’accattonaggio che diventa professione. Non significa voltarsi dall’altra parte, ma indirizzare i poveri alla Caritas. A Verona un pane e un tetto ci sono. Nomadi, clandestini e accattoni sono persone e vanno trattate come tali, garantendo la loro dignità. L’obiettivo è una vita sociale a dimensione d’uomo, in un clima di rispetto per tutti e sanando gli squilibri economici, sociali, culturali. Non si può pretendere che chi, a causa di speculazioni folli, si vede progressivamente retrocedere, stia anche fermo e zitto”.

Una voce a livello universale: quella del cardinale Renato Martino, presidente di Migrantes e di Giustizia e Pace (Corriere Sera,8-8-08):

“E’ necessario combattere il racket dell’elemosina senza ledere il diritto di chiedere aiuto. Le situazioni sono varie: c’è il povero che non ha accesso al soccorso istituzionale perché senza documenti; c’è chi per una sua situazione personale lo rifiuta e cerca aiuto nelle strade; c’è quello al quale il soccorso non basta. Una soluzione è difficile: si sconfigge una povertà e ne nasce un’altra. Proibire l’accattonaggio però serve a nascondere il bisogno invece di rispondere a esso. Chiedere l’elemosina in strada è diritto umano fondamentale quando si è alla fame e al freddo: è il diritto del vero povero a cercare come può un pezzo di pane, a chiedere aiuto, a fare appello al prossimo. E’ doveroso perseguire il profittatore, il racket, ma se proibiamo l’elemosina ci neghiamo il soccorso da uomo a uomo, senza incidere sulle cause del fenomeno. Non giudico i singoli provvedimenti, ma reputo inaccettabile la proibizione dell’elemosina in generale. Ci vedo la tentazione di chiudere gli occhi davanti al bisogno e di guardare dall’altra parte. Le autorità dovrebbero aiutare la popolazione a cogliere la portata del bisogno non ancora coperto o raggiunto da forme di previdenza sociale. Se, in una città o in un quartiere, si arriva al limite che persone, per sopravvivere, hanno bisogno di rovistare nei rifiuti vuol dire che in essa è a rischio molto di più dell’igiene ambientale. Però, se non si riesce a prevenire il fenomeno, si rispetti almeno quella dolorosa necessità di rovistare tra le immondizie”.

Due posizioni contemporaneamente simili e diverse, da leggere con attenzione.

Ci chiediamo se l’Amministrazione di Verona si è posta di fronte alla complessità del problema o se ha deciso di non vedere e di limitarsi a cacciare chi dà fastidio e importuna, senza sapere dove va.

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